Emanuela ha 33 anni e tra cooperative e progetto di teatro-terapia in ospedali vanta moltissime esperienze lavorative alle spalle. Ma quello che per molte donne potrebbe essere un problema, per lei diventa un punto di forza. Così, con un marito e una bambina arrivata da poco, Emanuela decide di voler crescere con contratti a scadenza a medio-lungo termine, senza inseguire il mito del contratto a tempo indeterminato. Il motivo? Cambiare è la sua costante. E le fa bene.

Ho 33 anni, una specializzazione in Drammaterapia (in genere più conosciuta come teatro-terapia), una bambina, un marito che amo e tanti, tantissimi lavori alle spalle. I miei primi passi nel mondo lavorativo li ho mossi proprio dopo il liceo scientifico: con l’inizio del mio percorso accademico, infatti, ho scelto di inserirmi per due anni in una cooperativa sociale dove venivano promossi percorsi per disabili. Si trattava di un’esperienza ancora poco conosciuta per quel tempo: l’uso del teatro come strumento per sostenere le persone con problemi più o meno gravi è stato riconosciuto solo recentemente come corso di laurea dall’Accademia di Brera di Milano. Grazie a questa parentesi in cooperativa ho però imparato a gestire grandi gruppi di lavoro, arrivando a coordinare quasi 100 persone in uno spettacolo per il Teatro Sociale di Como.

Alla mia passione per il palcoscenico ho affiancato anche quella in ospedale. Più precisamente all’Ospedale Niguarda, dove facevo parte di un gruppo di giovanissimi che si occupava di realizzare attività di arte-terapia per pazienti adulti. Una sfida ancora più grande di quella del teatro, che però non ci ha mai fatto trovare impreparati: avevamo voglia di metterci alla prova e, nel nostro piccolo, di aiutare le persone ad affrontare al meglio la loro malattia. La mia soddisfazione più grande? Il giudizio positivo di un’infermiera che operava lì da più di quindici anni, quando ha visto uno dei pazienti più complicati rispondere attivamente alle sollecitazioni dopo il decimo incontro con me.

Nel tempo libero decido però di continuare a occuparmi di progetti culturali: il più importante mi ha portato a girare tutta l’Italia per parlare di amianto delle storie di persone colpite dalla malattia. Tra gli altri impegni che ho seguito c’è anche “land art”, una pratica che coinvolge luoghi comuni e realizzazioni artistiche, ma soprattutto l’attività commerciale di uno spazio polifunzionale per le arti sceniche vicino a Milano. Il desiderio di maternità mi ha messo di fronte a un nuovo impegno che ho scelto di affrontare anche grazie al supporto di mio marito: la presidenza di una cooperativa femminile che aveva l’ispirazione di portare a Monza il servizio di tagesmutter, mamme che di giorno offrono un servizio complementare all’asilo nido. Grazie a questa esperienza ho iniziato a costruire un rapporto con i bambini che si è trasformato in una gravidanza.

Oggi sono consulente per la comunicazione e l’innovazione di servizi per realtà profit e non. Le idee su ciò che voglio fare non sono chiarissime, ma so una cosa: mi piacciono sì i progetti a medio-lungo periodo, ma a scadenza. Per questo, il contratto a tempo indeterminato non è una delle mie priorità. Cambiare è la mia costante e mi trovo bene, preferisco concentrarmi sulle mie capacità e sul lavoro individuale, anziché su quello in gruppo, e coltivare contatti di qualità. Per imparare nuove cose e trasmetterle agli altri. Vorrei tanto diventare una Business Angel, magari, tra un progetto e l’altro, realizzerò il mio sogno.

Pubblicato il: 20 luglio 2015
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