Silvia Azzolina ha 36 anni, è nata il 15 febbraio “come Totò e Galileo, però io nel 1979” e già da liceale ha iniziato a “scappare” dal suo “ridente paesino” della provincia milanese. Ha vissuto in Portogallo e Stati Uniti e ha lavorato in alcune tra le più grandi agenzie pubblicitarie e case di produzione. Nel 2010 però, di fronte all’ennesimo”contratto yogurt” e a una gravidanza giudicata “sconveniente” professionalmente, Silvia ha deciso che era il momento di reinventarsi. In pochi anni è diventata imprenditrice e ha lanciato i Dodini, una collana di libri personalizzabili per bambini in vendita online. Perché a volte basta solo cambiare prospettiva.

Sono nata il 15 Febbraio, come Totò e Galileo Galilei; però io nel 1979. A conti fatti ho 36 anni. Sono cresciuta in provincia di Milano ma la provincia mi è sempre stata stretta. Già a 17 anni ho iniziato a “scappare”: prima gli Stati Uniti, poi Parma, infine l’erasmus a Lisbona. A 24 anni, con una laurea in Conservazione dei Beni Culturali e due lingue parlate correttamente, ho deciso di iscrivermi alla Scuola del Cinema di Milano, dove ho, in effetti, imparato un mestiere. Ho lavorato per sei anni in grosse produzioni pubblicitarie: grandi budget, grandi registi, grandi agenzie, ma piccoli stipendi e troppi contratti yogurt (cioè a scadenza molto breve). Dopo una strada un po’ tortuosa, sono arrivata molto vicina sia alla tv che al cinema, peccato il pessimo tempismo.

Nel 2010 infatti, quando mi sarei dovuta ricollocare in seguito alla maternità, le cose hanno iniziato a cambiare. I grossi budget sono spariti e alcune case di produzione anche (inclusa quella in cui ho lavorato più a lungo e su progetti con personaggi del calibro di Paolo Sorrentino). La professione stessa è cambiata radicalmente. Complice la crisi tutto era diventato molto più “difficile”, specialmente per una donna con figli: sarei dovuta “sparire” dalla circolazione e delegare alla tata sia mia figlia che il mio stipendio (per giunta senza garanzie, premi, ammortizzatori sociali e a che scopo, quando comunque il producer è uno dei ruoli più alti della scala e quindi, di fatto, il top della carriera?). Poi, come se non bastasse, una volta scaduto il mio ultimo contratto yogurt, prima che mia figlia compisse i 6 mesi, mi sono trovata senza maternità e senza ammortizzatori sociali (i contratti yogurt, è bene saperlo, non danno diritto alla disoccupazione). Tanti saluti e ciao.

Fortunatamente sono sempre stata dalla penna facile. Grazie alle mie esperienze ho pensato a un Piano B e ho così rispolverato quell’altra mia passione americana, il web, dove sono diventata super-social. Prima con un blog (www.meduepuntozero.com) e poi con un progetto che si basa sulla rete e sulla scrittura, cioè i Dodini (www.idodini.com), i miei libri personalizzabili per bambini, che si creano e si acquistano proprio on-line. Ci sono voluti cinque anni, un sacco di lacrime, disperazione quanto basta e tante, tantissime relazioni nate e cresciute in rete, ma ora posso dire che mi sembra di avere finalmente una nuova prospettiva. Ho imparato a guardare avanti e con la maternità ho anche cambiato la mia visione del mondo nei confronti delle donne: non più accomodanti o rassegnate agli stereotipi di cui sono vittime (soprattutto in ambito lavorativo), ma forte, lucide, desiderose di cambiare e di fare squadra.

Recentemente sono stata al Salone del libro e ho portato a mia figlia Angelica di 5 anni un libro sulla storia di Malala, la bambina attivista pakistana Premio Nobel per la Pace, vittima di un attentato ad opera dei Talebani. L’avevano colpita perchè non si rassegnava all’idea di non poter andare a scuola. Mentre glielo leggevo, mi ha chiesto perché Malala non fosse libera di andare a scuola; io le ho risposto che, appunto, i Talebani avevano stabilito che i maschi ci potevano andare e le femmine no. Lei ci ha pensato un attimo poi ha detto: “Forse perchè loro sono maschi. Se fossero stati femmine avrebbero deciso che le femmine potevano andare e i maschi no”.

Ecco, appunto: dipende tutto dalla prospettiva. Se noi donne iniziassimo a cambiare il modo di vedere le cose, il cambiamento sarebbe radicale.

Pubblicato il: 15 giugno 2015
Categoria:
Romina 15 giugno 2015 alle 16:18

Spero di avere la sua forza e perseveranza!
Inspirational!

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