Veronica ha 30 anni e un lavoro che sognava, senza saperlo, già da bambina, quando vedeva la nonna prendersi cura di chi era malato, sempre con il sorriso sulle labbra. Così, dividendosi tra i reparti di terapia intensiva, i dubbi professionali e una figlia, oggi ha capito che diventare infermiera è stata la scelta giusta. Veronica però non si accontenta e, tra la complicità delle colleghe e le difficoltà tipiche da mamma lavoratrice, è in cerca di nuove sfide da non rimandare. Una tra tutte, aprire il suo laboratorio infermieristico.

La mia storia nasce da una passione, scoperta per caso, quando, ancora bambina, ho capito che aiutare gli altri era la cosa più bella. Ero piccola, avevo pochi anni, ma vedere mia nonna aiutare il nonno non autosufficiente mi colpiva. Per lei aiutare gli altri era normale, ma soprattutto bello. Lo faceva con sentimento, con il sorriso sulle labbra senza aspettarsi nulla in cambio. Perché lei era abituata a superare le difficoltà. Per questo, già da piccolissima, penso di avere avuto una predisposizione nell’aiutare le persone, l’istinto a fare la classica “infermiera”. Che poi, casualmente, è diventato il mio vero lavoro. Così, ho potuto aiutare non solo le persone sane, ma anche quelle malate.

A vent’anni, dopo aver passato il concorso pubblico, mi sono ritrovata a lavorare nel reparto di terapia intensiva in un ospedale di Milano. La possibilità di dedicarmi ai miei pazienti, essere a contatto con diverse realtà ogni giorno, conoscere a fondo le persone di cui mi prendevo cura, sono solo alcuni degli aspetti che amavo del mio lavoro. Amavo e amo il rapporto speciale che si instaura tra il medico e il paziente. Così, giorno dopo giorno ho capito che questa era la strada che avrei voluto percorrere e che valeva la pena specializzarmi. Ho assistito a congressi italiani sul tema, ho letto, ho fatto domande, ho partecipato ad alcune lezioni nel master di terapia intensiva all’università… mi sono guardata in giro. E ho visto che avevo fatto la scelta giusta. Da sola.

Oggi ho 30 anni, una bambina a cui voglio insegnare le stesse cose che la nonna ha trasmesso a me e una nuova sfida da affrontare. Oltre al mantenere la distanza tra le diverse storie che incontro, dopo la maternità sono stata assegnata a un nuovo reparto, quello di geriatria. Un passo avanti per molte: i turni sono più definiti rispetto a quelli della terapia intensiva, non serve essere sempre reperibili, meno rischi… Eppure non posso negare che mi manchino le vecchie abitudini, le mie colleghe, la complicità che avevamo in reparto. Mi piacerebbe fare delle proposte, contribuire a migliorare la mia professione in prima persona oppure anche aprire un laboratorio infermieristico tutto mio. La maternità mi ha aperto gli occhi: perché rimandare a domani le cose che potremmo fare oggi?

Pubblicato il: 16 settembre 2015
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