Sin da piccola Martha amava viaggiare. Prima con la fantasia, quando dai banchi del liceo linguistico pensava a come poteva essere il mondo fuori dall’Italia, poi seguendo i tour del padre cantante in Russia e Giappone. Dopo le migliaia di chilometri percorsi, un’esperienza in un’azienda russa e una parentesi come badante, Martha capisce però che quello che vuole professionalmente è la libertà. Diventa così freelance e torna a Milano. Oggi ha una figlia, un compagno, un lavoro che ama. Ma anche un consiglio da dare a tutte le donne che, come lei, vogliono provare a mettersi in gioco.

La mia storia ha inizio in Italia, in un paesino in provincia di Milano, ma tocca la Russia, il Giappone e arriva fino in India. Sono nata nel 1977 a Cassano, un piccolo paese che divide la provincia di Bergamo da quella milanese. In bilico tra le due città, ho capito già a 14 anni che quel posto mi stava stretto, così decido di iscrivermi al liceo linguistico. Le dieci ore settimanali di lingua straniera mi avvicinavano alla Francia, all’Inghilterra, e svegliavano la mia curiosità invitandomi a fare le valigie e partire, per vedere cosa c’era al di fuori dell’Italia. Nella mia testa, già prima di arrivare alla maturità, il mio desiderio più grande era uno: percorrere chilometri e chilometri per conoscere culture diverse, parlare con le persone nella loro lingua, avvicinarmi a realtà completamente diverse dalle mie.

Ci si era messo, da tempo, anche mio padre che, con il suo lavoro di cantante lirico mi portava ogni tanto in viaggio con lui: dalla metropolitana di Tokyo potevo passare in pochi giorni alla Piazza Rossa di Mosca. Qui ho avuto modo di iniziare a mettermi in gioco lavorativamente. Tramite la mia università, ho potuto trovare proprio in Russia la mia prima esperienza professionale in un’azienda di pneumatici a 800 chilometri a sud di Mosca. È stata la mia palestra, che mi ha consentito di capire la dimensione lavorativa che avrei voluto dare al mio futuro: quella da freelance. Avere la possibilità di essere una libera professionista mi allontanava da un sistema rigido e opprimente come quello aziendale. Così, con questa nuova consapevolezza e dopo una parentesi ai piedi dell’Himalaya in una comunità spirituale, ho fatto le mie valigie per la prossima destinazione: l’Umbria.

Lo so, sembra strano, ma dopo essermi immersa nello studio e aver portato a termine il mio percorso in India, mi sono presa la libertà di fare tutto. Dalla professoressa di italiano in una scuola per stranieri, all’interprete, passando anche per la badante e la donna delle pulizie. Mi sono adattata, finché non ho capito che il posto dove volevo stare era a fianco di Alessandro, un ragazzo di Milano che avevo conosciuto da poco. Risalgo al nord, ricostruisco la mia vita, mi faccio una famiglia, reinvento il mio lavoro.

Oggi sono una freelance. Il mio carattere aperto e curioso mi ha portato a essere abbastanza aperta nelle relazioni, che curo sempre con attenzione perché credo che l’attitudine di darsi agli altri aiuti in termini prima di tutto umani e poi anche lavorativi. Uno degli aspetti più positivi dell’essere una libera professionista? La libertà, che va dagli orari più flessibili (utilissimi quando si tratta di crescere una figlia ancora piccola!) fino alla gestione della gravidanza. Organizzo la mia giornata in base alle urgenze, riuscendo a occuparmi sia delle esigenze famigliari sia di quelle lavorative senza avere sensi di colpa quando mi capita di dover correre da un cliente e lasciare la bambina a casa. Il mio consiglio alle donne? Guardarsi dentro, andare oltre i limiti che ci impone la società, tirare fuori le idee, aspirazioni, non aver paura a mettersi in gioco. Io l’ho fatto, e anche se oggi mi porto nel cuore i paesaggi bellissimi che ho visto, posso dire di avere trovato il mio spazio. Fatto di lavoro, ma anche di famiglia.

Pubblicato il: 31 agosto 2015
Categoria:
MONICA.PICCINI@GMAIL.COM 22 settembre 2015 alle 13:20

Ciao, grazie della tua testimonianza fuori dal corom
ma non ho capito in quale campo sei free lancer.
Monica

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