Simona ha 30 anni e studia medicina veterinaria. Il suo percorso universitario le ha permesso di seguire la sua vocazione: prendersi cura degli animali. Dopo petizioni e alcune esperienze di volontariato, Simona decide di aprire una Onlus tutta sua: si chiama “Casa del Randagio” e conta centinaia di adozioni e cure mediche per cani. Un impegno, il suo, che la sprona ogni giorno a seguire la sua passione. Nonostante i sacrifici quotidiani e qualche piccolo momento di debolezza.

La mia passione per gli animali ha radici profonde. E nasce quando, già da piccola, mi capitava di interagire con cani o gatti di amiche, compagni o parenti. Ci giocavo, li coccolavo, me ne prendevo cura. La mia passione è partita così, e si è concretizzata quando, adolescente, ho deciso che avrei proseguito i miei studi in medicina veterinaria. Durante gli studi ero più “attiva” e mi occupavo di lanciare petizioni; in un secondo momento, ho deciso di mettermi alla prova sul campo: ho fatto esperienza aiutando altre quattro colleghe a gestire 60 cani a Narcao, un piccolo paesino della Sardegna, nonostante gli impegni universitari. Il sabato e la domenica la mia giornata era dedicata ai turni per portare fuori i randagi, facendo la pendolare da Sassari per seguire le lezioni. Il rifugio però è stato sfrattato dal Comune un anno dopo.

Attorno ai 20 anni la svolta: ricevo in donazione un terreno da un ettaro e decido di aprire la Casa del Randagio, una Onlus che si occupa della difesa dei diritti degli animali. La nostra mission è quella di accogliere ed aiutare quanto più cani ci è possibile ospitare, difendendoli dal randagismo, l’abbandono e altre forme di sfruttamento. I costi sono alti e gli aiuti si limitano alle donazioni dei privati. Il resto è tutto a nostro carico: acqua, alimenti e farmaci sono necessari per la sopravvivenza degli animali, ma il “mio metodo” prevede anche l’affiancamento di educatori cinofili che aiutino a monitorare le compatibilità caratteriali dei cani durante le uscite fuori dai box. I randagi, infatti, devono sentirsi a casa ancor prima di essere adottati, evitandogli così la terribile esperienza tipica del canile. Vengono infine garantiti anche pulizia e ordine in ognuno dei cinquanta box.

La mia vita adesso è decisamente diversa da quella della gran parte dei miei coetanei. E forse difficilmente condivisibile dai miei colleghi più grandi. Ho orari serrati e nel fine settimana riduco le uscite per non far tardi a lavoro il giorno dopo. Le vacanze sono sempre più corte e ho moltissime responsabilità. Ma se mi capita di avere momenti di debolezza, gli animali mi riportano alla realtà e mi ricordano ogni giorno perché sono arrivata fin qui.

Loro però non sono la mia unica forza. I miei genitori sono un valido sostegno, mi hanno sempre aiutato nonostante non condividano la mia passione. Il mio ragazzo, conosciuto sul campo, mi sprona a dare sempre il meglio. Un lavoro difficile il mio, che richiede resistenza e costanza. Da grande ho deciso che continuerò a seguire la mia passione, che, sono sicura, mi porterà tante nuove opportunità.

Pubblicato il: 28 settembre 2015
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