Un nome “che viene da una canzone di John Coltrane”, i primi passi a Bologna e Parigi, una laurea in Antropologia dell’Arte e Visiva, la voglia di “tornare in Italia per restare”. E’ la storia di Naima Comotti, 29 anni, milanese, che dopo anni di lavoretti precari e “senza prospettive di crescita” ha trovato finalmente la sua strada. Con un obiettivo: trasformare idee e sogni in progetti concreti con un impatto reale.

La passione di mio padre per John Coltrane ha fatto sì che il mio nome, Naima, venisse proprio da una delle sue canzoni. Sono nata 29 anni fa a Milano, dove sono cresciuta fino a quando, diciannovenne, ho scelto di andare a studiare prima a Bologna, iniziando con Dams Cinema e terminando con Antropologia culturale, poi a Parigi, dove all’E.h.e.s.s. ho ottenuto la laurea specialistica in antropologia dell’arte e visiva.

Muovere i primi passi nel mondo del lavoro però non è stato facile: la prima grande sfida che ho dovuto affrontare infatti è stata proprio quella di trovare il mio posto. Oltre alla crisi degli ultimi anni, infatti, avevo una Laurea che non offriva grandi sbocchi e che avrebbe comportato nuovi studi o ricerche in ambito universitario. Ho scelto quindi di partecipare al servizio volontario europeo a Bucarest ma al termine della mia esperienza, di fronte a prospettive lavorative non sempre interessanti e all’altezza delle mie aspettative, ho capito che dovevo provare a tornare al cinema, mia grande passione che mi aveva spinto a scegliere proprio quel corso di studi che con tanta intraprendenza avevo portato a termine. Così sono tornata in Italia. Con la voglia di provare a restare.

Anche qui però non sono mancate le difficoltà: ho avuto qualche esperienza professionale in modo discontinuo, sempre molto precario e senza prospettive di crescita. Una situazione non proprio rosea che però mi ha permesso di farmi un’idea delle problematiche e delle necessità nel settore. Così, quando ho avuto l’opportunità di specializzarmi in scrittura e gestione di progetti legati ai finanziamenti europei, ho subito colto l’occasione, sapendo che sarebbe stata una competenza molto utile da dedicare agli ambiti che mi interessavano. Come tocca a molti, ho dovuto reinventarmi un tentativo dopo l’altro. Mi sono documentata, mi sono lasciata ispirare da altre donne (mia mamma in primis, ma anche dalle storie e dalle vite di Dorothea Lange, Nan Goldin e Simone De Beauvoir) e ho capito che non dovevo perdere di vista i miei obiettivi.

Ho deciso di seguire un corso di specializzazione post laurea in scrittura e gestione di progetti per bandi di finanziamento europei, regionali e nazionali e, dopo uno stage in progettazione culturale, credo di essere sulla strada giusta. Da gennaio 2015 lavoro come consulente su progetti del settore culturale e dell’innovazione sociale. Il mio sogno per il futuro? Continuare a lavorare nella progettazione per l’innovazione culturale e sociale, per tramutare idee e sogni in progetti concreti con un impatto reale.

Pubblicato il: 29 giugno 2015
Categoria:
Stefania masala 2 luglio 2015 alle 21:20

che bello! hai interessi simili ai miei. Io ho studiato al Dams come te e ora faccio l’attrice. Mi piacerebbe conoscerti.

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