The Pink Ghetto, il ghetto rosa. È la definizione data all’equazione per cui, se lavori nel social media management, con molta probabilità sarai anche una donna.

Wired.com ha condotto un’indagine in materia, calcolando infatti che il 70 – l’80% dei lavoratori dei social media si è auto-identificata come appartenente al genere femminile sul sito Payscale. Il social media management viene molto spesso svalutato e con retribuzioni molto più basse rispetto alla controparte maschile. I cosiddetti “ninja”, che svolgono perlopiù mansioni tecniche come programmazione e network building, sono considerati oro sia dagli imprenditori che dalla società sono, dati alla mano, per la maggioranza uomini. Alle donne viene lasciato invece il compito di lavorare per la comunicazione ed il branding, ruoli che non hanno lo stesso prestigio.

A creare il divario di diversità e pubblicizzare i social media come “lavoro da donne” sono le aziende: lo studio pubblicato da Brooke Erin Duffy, assistente professoressa in Comunicazione alla Cornell University e dalla ricercatrice dell’Università di Oxford Becca Schwartz su New Media & Society, ha preso in analisi 150 annunci di lavoro per stabilire in che modo le aziende reclutano specialisti dei social media. Queste aziende (tra cui quali BuzzFeed, Thrillist ed Equinox) pubblicizzavano lavori che richiedevano che i candidati fossero socievoli, “ottimisti” e “gentili di cuore”: si tratta di caratteristiche tipicamente associate al mondo femminile. Gli annunci descrivono inoltre le mansioni non come lavoro, ma come hobby, con offerte di ricompense in sconti o massaggi gratuiti e sminuendo il social media management. Dice la dottoressa Duffy:

“Il presupposto era che questi lavori fossero estensioni di quello che le persone avrebbero fatto per divertimento in ogni caso”.

La percezione generale è quella per cui lavorare con i social sia una mansione facile, non paragonabile ad altri ruoli del mondo editoriale e digitale e soggetta quindi a discriminazione, oltre che svalutazione. Un caso esemplare? Alcuni imprenditori in campo tecnologico in Cina, sono stati accusati di sessismo perché nei loro annunci di ricerca, ricercavano non un certo tipo di caratteristiche comportamentali, bensì fisiche, svalutando di fatto ancora di più la mansione e chi la svolge.

Nonostante il divario ed i problemi legati a questa mansione, la richiesta di social media manager è in continuo aumento e sono sempre di più le aziende ed i privati che ricercano consulenze digital per lanciare il proprio business. Questo è un bene per tutti coloro fare carriera in questo ambito, ma non basta: è necessario dare al social media management il giusto valore ed una degna considerazione.

 

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Pubblicato il: 22 giugno 2018
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