La timidezza non è una colpa, ma nel mondo del lavoro non aiuta: ecco 6 consigli su come combatterla e tenerla a bada quando serve.

La timidezza è un delicato privilegio. Spesso, è anche uno strascico dell’infanzia che, nella maggior parte delle volte, se in giuste dosi e nella vita privata, può anche essere una peculiarità assolutamente amabile.
Ma nel lavoro, purtroppo, vale la regola del “sembrare sicuri di sé”, anche se a volte non lo si è affatto: una tendenza purtroppo confermata da studi sempre nuovi, come quello dell’Università di Melbourne condotto su un nutrito gruppo di manager di aziende multinazionali, che ha dimostrato come i soggetti più sicuri di sé sono quelli che ricoprono le cariche più alte. Il Prof. Reza Hasmath, coordinatore della ricerca, ha poi confermato come, in effetti, la suddetta sicurezza in se stessi può essere incoraggiata – o minata – fin dai primi anni di vita. Se ciò non avviene, ecco che compare la timidezza: la sensazione di dire sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato, la paura di essere osservati o giudicati, il timore di non piacere a nessuno.
Non è colpa del timido: il suo cervello, ormai, agisce quasi inconsciamente. Ma, così come il pensiero depotenziante si affaccia sul bordo del comportamento quotidiano, anche il pensiero potenziante può farlo, magari dando un deciso colpo di coda al primo. Impossibile? E’ necessario solo un po’ di tempo…

Perché dovrei controllare la timidezza?

Non solo per scalare le vette aziendali, certamente. Ma anche per non stare male. Già, perché il timido una ne dice e cento ne pensa, e non in senso buono: buona parte dei suoi pensieri rimurginano notte e giorno, ininterrottamente, su ciò che poteva dire o fare meglio, o maledicono il suo essere così impacciato. Il seme della scarsa autostima, così, sedimenta giorno dopo giorno, e scava, peggiorando la situazione con l’andare degli anni. E’ bene interrompere subito questo circolo vizioso, senza però rinunciare alla propria natura di timido.

Accettarsi

Un primo passo da compiere, infatti, è prendere consapevolezza di ciò che si è, senza giudicarlo, tentare di cambiarlo o reprimerlo. Essere timidi non è una colpa, ma solo un modo di essere: Raffaele Morelli spiega che è come se la parte più bambina di noi stessi facesse il suo debutto in scena ogni tanto. Ma noi non siamo più bambini, ma adulti, e abbiamo il diritto di difendere quel bambino interiore. Come? Magari iniziando a non criticarlo! Ma accettandolo e accogliendolo.

Esprimiti in modo graduale

Una caratteristica del timido è evitare situazioni che potrebbero metterlo in imbarazzo. Ebbene, è ora di uscire dalla propria comfort zone: ma non tutto ad un tratto! Le terapie d’urto non funzionano in questi casi. L’importante è farlo in modo graduale, magari iniziando a scrivere nero su bianco cosa fa paura e perché, partendo dalle cose più semplici. Mentre ciò accade, è bene porre attenzione ai propri sentimenti e emozioni, anche se in quel momento sono tumultuosi o fastidiosi: vanno accettati così come sono, e poi messi da parte.

Agisci come se

“If you can’t make it, fake it”, dice un famoso detto. E questo vale anche nella psicologia del comportamento: se agisci come se fossi già sicuro di te, come se non avessi mai conosciuto timidezza, prima o poi troverai il modo di farlo senza fingere. Anche qui, l’importante è partire dalle piccole cose, e sembrare un po’ spavaldi e faccia tosta: da domani, si saluta a testa alta il boss in corridoio!

Abituati all’idea che non puoi piacere a tutti

Pensare di piacere a tutti è una presunzione bella e buona, ma aver paura di non piacere è una vera tortura: è invece un atteggiamento maturo capire che spesso le persone non rifiutano le altre persone, ma solo l’idea che hanno di loro. E che non sta a te spendere tempo ed energie per far cambiare loro idea (a meno che non sia davvero importante). Non ti senti più leggera?

Come non farsi intimidire?

Purtroppo, il mondo è pieno di “palloni gonfiati” e molto scarno di persone veramente sicure di sé, che non hanno cioè bisogno di far sentire gli altri piccoli, per ergersi: come difendersi, in questi casi? Ancora una volta, prendere consapevolezza del senso di inferiorità di cui questi soggetti soffrono, è l’arma migliore, secondo Raffaele Morelli. In secondo luogo, l’importante è non darsi mai in pasto a questi vampiri emotivi: condividi con loro solo lo stretto necessario, per far sì che non usino altro (i tuoi sogni, i tuoi progetti, le tue idee…) contro di te. Così li disarmi e restano a mani vuote. E tu puoi tornare a essere la persona splendidamente timida con chi merita davvero di vedere questo (dolce) lato di te.

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Pubblicato il: 9 gennaio 2018
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