In inglese la chiamano Quarter-life-crisis o abbreviata “QLC”. Di cosa si tratta? Della crisi dei 25 anni. Il momento di transizione tipico dei millennials, che non accettano l’inserimento nel mondo degli adulti e guardano nostalgici al passato, senza responsabilità e decisioni da prendere. Detta così, sembra la stessa crisi che si attraversa quando bisogna scegliere la scuola superiore o, peggio, l’indirizzo universitario. Eppure la quarter life crisis sta investendo la maggior parte delle nuove generazioni- che vedono vacillare i propri sogni e le proprie aspettative- diventando oggetto di interesse per molti psicologi e istituti Universitari.

 

Arriva proprio da uno studio dell’Università di Greenwich un dato sconcertante: su 1.100 giovani, l’86 per cento sente la pressione di dover avere successo nelle proprie relazioni, nel lavoro e rispetto alla propria situazione economica. Un numero altissimo se si pensa che, fino a qualche tempo fa, la “QLC” era stata snobbata dagli psicologi che la ritenevano una semplice “fase di transizione”; motivo per cui farsi trovare impreparati al suo arrivo è normalissimo.
Ci sono, però, dei piccoli accorgimenti che potrai seguire quando busserà prepotentemente alla tua porta.


1)Non dare colpe a chi colpe non ne ha.
È vero, la prima cosa che si tende a fare (quando si attraversa una crisi) è quella di trovare alibi e dare colpe. E chi meglio dei genitori si presta a essere il capro espiatorio? “Se mi avessi fatto conoscere il mondo prima, ora non sarei ridotta così”; “Se mi avessi fatto fare quella scuola, ora saprei le lingue e potrei fare il lavoro che mi piace”. Troppi “Se” e rimproveri inutili, che servono a darti solamente un momentaneo e illusorio senso di sollievo.

2) Non volere “tutto e subito”.
Hai finito di studiare. Ti sei laureata nei tempi stabiliti. Hai trovato subito uno stage di un anno ma non è quello che credevi. Fortunatamente lo stai finendo ma, allo stesso tempo, ti sale l’ansia perché dovrai ripartire da zero. E se non ti prenderà più nessuno? STOP! Fermati un attimo. Se ti rendi conto di essere già intrappolata in un mondo che non ti rende serena, stacca la spina. Hai 25 anni. C’è gente che cambia marcia a 50 anni. Non avere paura di prenderti del tempo per te, non avere paura di inseguire quello che ami fare; e se questo vorrà dire non lavorare per 3 mesi? Amen. Non saranno quei tre mesi a determinare la persona che sei. Ma saranno utili a te per capire che direzione prendere.

3) Non dubitare di te stessa.
“Nella crisi del quarto di vita succede esattamente il contrario a quello che ci accade quando compiamo i 40 e i 50 anni: non abbiamo stabilità, prevedibilità, non ci sono certezze. Il risultato: entri in un loop nel quale inizi a dubitare fortemente di te stesso”. Hanno scritto così la psicologa Abby Winer e la giornalista Alexandra Robbins nel libro Quarterlife Crisis: The Unique Challenges of Life in Your Twenties. Se è vero che a 25 anni si vive la paura della prima “adultezza”, è anche vero che si prende consapevolezza di se stessi. Vedila così “ Hai troppi anni per schivare le responsabilità ma non per scegliere chi diventare”. Dai, vista così è una figata!

4) Sii comunque produttiva.
Essere in crisi non significa passare il tempo a crogiolarsi su quanto il mondo sia crudele con te o su come non riuscirai a tirartene fuori. La crisi ci sta, è vero, ma non per questo deve impedirti di reagire. Sfrutta il tempo a tua disposizione per assecondare passioni e hobby da troppo lasciati in disparte. Ci sono tantissimi libri e serie tv che aiutano ad essere produttive e ad affrontare i momenti di incertezza con la giusta chiave di lettura. Sfruttali no?

5) Accetta la crisi e trasformala in un’occasione.
Sono poche le cose troppo serie per scherzarci su e di sicuro una di queste non è la “crisi dei venticinque anni”. Accoglila, è normale che tu la stia passando. Non nascondere la tua fragilità e sfogati con chi ti vuole bene. Anche quelli che si mostrano più sicuri o più soddisfatti avranno passato la tipica fase “no”. Trasforma la tua crisi in un’occasione per conoscerti meglio e assecondare i tuoi bisogni. E quando la negatività prenderà il sopravvento, pensa a J.K.Rowling, Jeff Bezos o Steve Jobs . Anche loro non sapevano cosa fare della propria vita. Nessuno avrebbe scommesso su uno che decise di abbandonare l’Università o su una divorziata, senza soldi e sull’orlo della depressione; eppure ora sono due delle persone più potenti del mondo. E, quindi, basta con la solfa che “a vent’anni bisogna conoscere già la propria strada” a vent’anni possiamo ancora permetterci di capire chi siamo. Lo dice anche il tanto citato Italo Calvino “A volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane”.

 

Altri link utili:

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Pubblicato il: 28 settembre 2017
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