Lo sappiamo bene: quando si parla di donne e lavoro, le classifiche per il nostro Paese sono quasi sempre impietose. L’Italia è (ancora) al penultimo posto in Europa per numero di donne che lavorano, con un tasso di occupazione femminile del 48,8%, contro una media europea del 61,6%  (fonte Istat 2018). In pratica, in Italia solo una donna su due lavora. 

In questo contesto, non stupisce che gli stereotipi di genere legati al mondo del lavoro siano ancora troppo diffusi e accettati.

Ecco la nostra impietosa classifica dei tre (tra i peggiori) stereotipi da combattere.

 

1. “In ufficio le donne dovrebbero indossare l’outfit giusto”

C’era una volta la divisa formale da ufficio. Finalmente le regole stanno diventando più flessibili, anche se alcuni ambienti di lavoro sono ancora rigidamente attaccati alla “divisa” da lavoro. Eppure è così semplice: non dobbiamo indossare né tacchi alti né tailleur, se non ci sentiamo di farlo. La nostra credibilità professionale non ha nulla a che vedere con il nostro guardaroba.

2. “Le donne sono meno interessate ai soldi”

Non è vero. Nessuna di noi lavora per la gloria.  Non siamo né avide né ingrate se a parità di competenze e anzianità, vogliamo essere pagate come il nostro collega uomo. Impariamo a negoziare il nostro stipendio e se lo riteniamo giusto, chiediamo un aumento!

3. “Le donne non sanno fare squadra”

Chi l’ha detto? Basta con il classico clichè maschile che vede le donne come rivali, stile Eva contro Eva.  Le donne sanno benissimo come essere professionali e fare squadra. Conoscono l’empatia e sanno supportarsi a vicenda. E quando fanno rete, non ce n’è per nessuno.

 

Gli stereotipi di genere sono più resistenti del virus dell’influenza e c’è ancora molto, moltissimo da fare. Ma il primo modo per controllare i pregiudizi è prenderne coscienza, quindi è importante riconoscerli e fare da subito la nostra parte per combatterli.

Come? Dando valore al nostro lavoro e al nostro ruolo. Non sottovalutando il nostro talento. Pretendendo noi per prime, a tutti i livelli, la giusta considerazione delle nostre competenze.

Ne parleremo ancora.

Pubblicato il: 16 gennaio 2020
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Emanuela Lopez 1 marzo 2020 alle 9:35

Interessanti riflessioni. Purtroppo a volte noi stesse crediamo in questi pregiudizi oppure, che forse è peggio, li attuiamo.
Ci sono possibilità diverse ovviamente e ho la fortuna di sperimentare e averle sperimentate, del resto succede spesso questa guerra dei poveri per cui si lotta tra pari per ricavarne un utile, piuttosto che fare squadra per quello stesso scopo

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