Trovare lavoro a cinquant’anni? Non un problema, ma un’opportunità per dimostrare maturità professionale e controllo di sé.

Alle porte dei 50 anni, può aprirsi anche un’altra porta: l’opportunità di un colloquio di lavoro, per chi lo cerca. Ma spesso ci si confronta con selezionatori addirittura più giovani, ci si sente insicure e si ha paura di essere inadatte. Tutti dubbi legittimi, ma che bloccano il potenziale di un ottimo colloquio di lavoro: raggirali così.

Mai giustificarsi

L’impressione che bisogna dare è quella di aver avuto sempre il controllo del proprio tempo e delle proprie scelte: la consapevolezza di tutte le fasi della propria vita è vista in maniera estremamente positiva, e dimostrare di voler mettersi in carreggiata per volontà e non per bisogno è la cosa migliore.

Il valore dell’esperienza

Nessun neo-laureato potrà mai fornire all’azienda l’esperienza e il punto di vista di un cinquantenne entusiasta di tornare a lavoro: fare leva su questo aspetto può essere un ottimo modo non solo per avere il posto, ma anche per poter negoziare lo stipendio e avere maggiore potere contrattuale.

Fai degli esempi

Preparare il discorso da fare è sempre un’ottima mossa: ad esempio, una domanda tipica dei colloqui di lavoro prevede di riportare degli episodi in cui si è risolto un problema. Che sia stato un problema aziendale o personale, fare leva sui punti di forza è la mossa vincente.

“Pensi di essere troppo qualificata per questa posizione?”

Domanda possibile, se si cambia lavoro dopo alcuni anni di carriera: in effetti si potrebbe essere troppo qualificati in base alle esperienze fatte in passato. In questo caso, è sempre meglio porre l’accento su come quella posizione potrebbe presentare nuove sfide e dare linfa vitale alla propria professione. E poi “ogni azienda è diversa”, e in ogni azienda c’è da imparare.

Rendi furbo il CV!

Se si è in presenza di studi non compiuti, o l’ultima esperienza di lavoro risale a molto tempo prima, è bene dare una struttura diversa e personalizzata al curriculum, anteponendo l’esperienza migliore: nel primo caso, ad esempio, si possono scrivere le esperienze lavorative per prima, nel secondo anticipare il curriculum studiorum.

E se sono rimasta indietro…?

A volte si crede di aver fatto un percorso di studi ormai datato, o ci si sente meno rispetto a colleghi più giovani: in questi casi, mai dimenticare il magico potere delle soft skills. Una mamma ha delle attitudini che spesso i giovani neanche sognano, così come un professionista che ha fatto diverse esperienze lavorative. Un curriculum con buone descrizioni delle attitudini ha una possibilità maggiore del 30% di essere selezionato, come detto dall’esperto HR Roberto Castaldo di 4 Man Consulting. Scommettiamo?

Pubblicato il: 6 febbraio 2017
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