Dimmi il font del tuo curriculum e ti dirò chi sei. Uno studio recentemente pubblicato dal sito americano Bloomberg ha appena sfatato il mito del Times New Roman, considerato fino a oggi il carattere più consigliato per compilare qualsiasi cv. “Scrivere in Times New Roman” ha affermato Brian Hoff, uno dei ricercatori, “è come dire ‘in dieci anni di carriera non mi sono mai preso la briga di aggiornare il mio curriculum'”. Tra Helvetica, Garamond e Didot ecco quindi perché trovare lavoro è anche… una questione di carattere.

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Times New Roman, meglio cambiare
Fino a ieri era il più diffuso, oggi è in declino. Secondo i ricercatori, poiché si tratta del font “automatico” di qualsiasi tipo di programma di videoscrittura, trasmette l’idea di una scarsa ricerca o, peggio ancora, di insicurezza.

 

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Helvetica, professionale quanto basta
È tra i più utilizzati sul web (ne sono ricchissime le pagine di Facebook e Skype, ad esempio). Senza fronzoli, minimal, trasmette l’idea di un candidato sincero e professionale. Occhio alle varianti (Helvetiva Neue, ad esempio), gli esperti suggeriscono di utilizzare solo ed esclusivamente quello “originale”.

 

 

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Proxima Nova, per chi ambisce al top
“È leggermente più morbido dell’Helvetica, e con le sue linee morbide trasmette rassicurazione” spiegano i ricercatori. E’ un carattere pulito, rotondo e di grande leggibilità. Unica pecca? Il costo: si tratta infatti di uno dei più diffusi font a pagamento e ha un prezzo che parte dai 25 euro. Per chi decide di investire qualche euro, è sicuramente il più consigliato.

 

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Garamond, facilita la lettura
È il più amato nel mondo dell’editoria e secondo gli esperti è un segno di grande esperienza e solidità. Ottimo per quei casi in cui si è certi che l’interlocutore leggerà velocemente le esperienze lavorative: la sua leggibilità infatti è massima.

 

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Didot, per una mano femminile
Tra tutti è il carattere più adatto per chi aspira a un posto nelle aziende della moda. Attenzione però: se troppo piccolo rischia di diventare illeggibile.

 

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Courier e Comic Sans, non credo proprio
Non solo Times New Roman, gli esperti bocciano anche Courier e Comic Sans. Il motivo? Il primo ricorda lo stile di una macchina da scrivere (e risulta quindi troppo obsoleto), il secondo troppo ironico: richiama infatti il mondo dei fumetti e dei cartoni.

 

Pubblicato il: 26 maggio 2015
Categoria:
Vittoria 29 maggio 2015 alle 9:57

Buon giorno,
mi rendo conto che la forma é un valore aggiunto alla sostanza, ma ad oggi il mercato del lavoro da ricollocare è affidato a gente che, in genere, sbircia la data di nascita, senza conoscere la persona…..
Perciò il colloquio conoscitivo (sempre e solo con l’agenzia interinale di turno ormai onnipotente dominus del mercato) per un cinquantenne, diventa un miraggio nel Sahara in un giorno di metà agosto.
Tuttavia, io che ho la testa molto dura, vado avanti e invio migliaia di C. V., che cerco via via di migliorare, ed intanto vivo tra la gente e impegno al massimo il mio tempo arricchendo ed arricchendomi di vita.
A presto.
Vittoria

giada.baglietto@hotmail.it 2 giugno 2015 alle 19:14

Ciao Vittoria,
lavoro da anni nella selezione del personale, prima in società di consulenza, poi in azienda e ora come libera professionista. Nel tuo messaggio hai sollevato un problema reale, quello della ricollocazione per gli over 40 all’interno di un mercato del lavoro fortemente cambiato, molto più fluido e competitivo. Purtroppo la “gente” di cui parli delle agenzie interinali non ha potere decisionale, ma segue le indicazioni date dalla propria azienda cliente: se l’azienda chiede all’agenzia di cercare una segretaria di massimo trent’anni, l’agenzia interinale non può presentare una candidata di cinquantanni, anche se bravissima e con esperienza. Non serve inviare migliaia di curricula, fare “spamming”, se a priori i criteri di scrematura dei curricula sono questi: a fronte di migliaia di curricula inviati senza criterio e con risposte pari a 0, aumenta il nostro senso di frustrazione e si riduce la nostra motivazione. Credo che il problema non sia quindi legato all’incompetenza o superficialità del singolo selezionatore, ma al sistema mercato-del-lavoro attuale. E’ un problema enorme in un mondo in cui non esiste più la garanzia di lavorare per la stessa azienda per 20 anni, in cui si cambia lavoro ogni tre anni e in cui le aziende soffrono processi riorganizzativi e fallimenti periodici. La tua generazione ne sta già facendo le spese, la mia di trentenne ne farà le spese, forse anche maggiori, fra un po’ di anni. Non so quale possa essere la soluzione, se non provare negli anni a crearsi un piano B, ad affiancare al lavoro principale da dipendente qualche esperienza secondaria che possa “salvarci” in caso di bisogno. E’ un mondo che richiede intraprendenza e proattività attraverso canali e strumenti diversi rispetto al passato. Non bisogna mollare e tu con la tua testa dura sei un ottimo esempio per tutte noi!
In bocca al lupo!
Giada
http://www.fiorentemente.it

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