Sono uno degli argomenti più discussi quando si parla di lavoro in questi mesi tanto da essere utilizzati fino a duecento volte in più di dieci anni fa. Ecco come funzionano i buoni del lavoro di cui tutti parlano.

Partiamo dai numeri: gli ultimi dati INPS diffusi a fine 2016 hanno evidenziato un vero e proprio boom di voucher raggiungendo quota 121 milioni e mezzo solo nei primi mesi dell’anno, crescendo del 32% rispetto al 2015 e del 67% rispetto al 2014. E se pensiamo che oggi i voucher vengono utilizzati quasi duecento volte più di dieci anni fa, allora non mancano le preoccupazioni di chi teme che i cosiddetti “buoni del lavoro” possano favorire la precarizzazione nel mondo lavorativo almeno in Italia. Ma di che cosa si tratta? E perché i voucher vengono così contestati? Ecco una scheda per fare chiarezza su come funzionano i buoni del lavoro.


Voucher: che cosa sono?
Sono strumenti utilizzati per pagare prestazioni e contributi dei lavoratori che svolgono un tipo di lavoro occasionale e accessorio. Introdotti per la prima volta nel 2003 sono nati con l’obiettivo di regolarizzare e quindi ridurre il numero di lavoratori in nero. Per questo, sono sempre stati associati alle professioni di badanti e colf. Da poche categorie, nel corso degli anni le possibilità di utilizzare i voucher sono estese a quasi tutte le tipologie di lavoratori.


Come funzionano?
Ma come funzionano i buoni del lavoro? Per prima cosa bisogna registrare il lavoratore al sito dell’Inps tramite pin. Dopo aver richiesto l’attivazione all’Inps e aver comunicato periodo di inizio e di fine attività e i dati del lavoratore, si possono acquistare voucher (anche in pacchetti preconfezionati) sul sito dell’Inps, nelle sedi Inps o negli Uffici Postali, ma anche in tabaccherie e banca. Il lavoratore dovrà riscuotere il voucher compilato con i propri dati incassandolo entro due anni presso gli uffici postali, da tabaccai autorizzati o in banca, dal secondo giorno successivo alla fine della prestazione di lavoro accessorio.


Chi li può utilizzare?
Possono essere utilizzati per pagare lavori accessori di pensionati, studenti under 25 (nei periodi di vacanza), cassaintegrati, titolari di indennità di disoccupazione, lavoratori in mobilità e disoccupati speciali dell’edilizia. Ma anche lavoratori part-time (se chi paga in voucher è un altro committente), inoccupati, lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti pubblici e privati, extracomunitari con permesso di soggiorno.


Quanto valgono?
Possono avere un valore che va dai 10 ai 50 euro, di cui una parte va direttamente al lavoratore e il resto in contributi. In genere il 75% va a chi lavora, mentre il 7% sono contributi assicurativi all’Inail e il 13% all’Inps come contributi previdenziali. C’è poi un costo fisso di commissione di 1,5 euro.


Ci sono limiti?
Ogni lavoratore può recepire un massimo di duemila euro dallo stesso datore di lavoro in un anno e un massimo di settemila euro netti in totale nel corso dell’anno. In più, al dipendente non vengono riconosciuti alcuni diritti, come malattia, maternità, disoccupazione e assegni famigliari.

 

Pubblicato il: 27 gennaio 2017
Categoria:
COMMENTA

Devi essere registrato per poter lasciare un commento

RICHIEDI UNA MENTORSHIP

Le Mentor sono donne che hanno raggiunto posizioni lavorative appaganti e che mettono a disposizione il loro tempo e la loro esperienza in un percorso di mentorship a carattere personale e totalmente gratuito.

Laura De Chiara
Imprenditrice, Business Angel e Senior Executive Marketing e Strategie
Lorena Capoccia
CEO
Maria Caramazza
Direttore Generale Fondazione ISTUD
Patrizia Rizzo
Advisor investor services

Scopri