Con il Jobs Act il mondo del lavoro sta cambiando profondamente: ecco quali sono le novità.

180.000 nuovi occupati nel secondo trimestre 2015 e un aumento dello 0,7% dei contratti a tempo indeterminato: sono questi i dati Istat sul Jobs Act (la nuova riforma del lavoro attuata dal governo Renzi) grazie al quale sono stati apportati molti cambiamenti importanti nel tessuto lavorativo nazionale. Se da un lato, infatti, la nuova legge permette di fare ordine tra le varie tipologie di contratti introdotte negli ultimi decenni, dall’altro garantisce novità sul fronte della maternità, delle pensioni e del lavoro autonomo e dipendente. Ecco nel dettaglio le modifiche che riguardano noi lavoratrici.

Partite Iva: aggiornarsi costerà meno
Lo statuto, che si applica a tutti coloro che sono in possesso di partita Iva e ai vari ordini professionali, permette una detrazione del 100% sulle spese professionali per un massimo di 10.000€, mentre orientamento e formazione sono deducibili per un massimo di 5.000€. Inoltre, gli autonomi avranno maggiori tutele sulle clausole stabilite con un eventuale committente, permettendo alla categoria di accedere anche ai bandi di finanziamento pubblico, fino a ora riservati solo alle aziende.

Lavoratrici dipendenti e premi di produttività
Per i lavoratori dipendenti, le novità riguardano soprattutto le forme di retribuzione: dopo la frenata del 2015 a causa di mancanza di fondi, i premi produttività tornano a essere considerati non tassabili. Inoltre, sarà possibile scegliere di sostituire la retribuzione di produttività (ovvero quello stipendio ottenuto al seguito del raggiungimento di un obiettivo aziendale) con beni e servizi, mantenendo il regime di esenzione di imposta. Particolarmente favoriti sono i servizi di natura socio-assistenziale, sempre più richiesti dai dipendenti.

Maternità: spazio al congedo di paternità
Che sia autonoma o dipendente, la lavoratrice ha gli stessi diritti, in fatto di maternità. Viene stabilito il riconoscimento del diritto di percepire per 5 mesi l’indennità di maternità (indipendentemente dalla effettiva astensione dell’attività lavorativa), mentre il congedo è permesso entro i tre anni di età del bambino. Inoltre, è possibile scegliere tra il congedo parentale a ore e quello a giorni, per permettere una migliore conciliazione tra vita privata e lavoro. E poi: passano a due i giorni di paternità retribuiti dall’INPS al 100%, diritto che si affianca al congedo di paternità sostitutivo nel caso in cui la madre non possa usufruirne.

Pensioni: arriva l’Opzione Donna
Entra in vigore l’Opzione Donna, ovvero la possibilità di andare in pensione a 57 anni per le dipendenti e a 58 anni per le autonome, con 35 anni di contributi. L’unico requisito richiesto è quello di aver maturato il diritto entro dicembre 2015. A questa novità va però aggiunta una clausola: il sistema con cui si andrebbe a calcolare la pensione è basato sul calcolo contributivo, che risulta essere meno conveniente per la lavoratrice.

Lavoro si, ma smart
A casa, al bar, al parco: come già accennato, lo smart working è più redditizio per le aziende e più conveniente per i lavoratori. Questi nuovi modelli di lavoro sono contemplati dal Jobs Act, a condizione che l’avvio dell’attività sia frutto di un accordo scritto tra datore e lavoratore. Inoltre, la forma contrattuale può essere a tempo determinato o indeterminato, con un diritto di recesso di 30 giorni. E le tutele? Il lavoratore può usufruire della tutela degli infortuni, comparabile a quella del collega che svolge l’attività in azienda.

Pubblicato il: 2 febbraio 2016
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