Soft skills: tutti ne parlano ma nessuno sa come sfruttarle al meglio. Ecco quali sono e i consigli per potenziarle.

Sono sulla bocca di tutti, e a volte sembrano essere più importanti delle competenze tecniche: stiamo parlando delle soft skills, ovvero quelle abilità trasversali necessarie per differenziarsi nel mondo del lavoro e sbaragliare la concorrenza.

Secondo l’indagine “Soft skills for talent”, condotta da Manpower nel 2014, le soft skills peserebbero ben il 60% della valutazione finale durante il colloquio;  la ricerca, condotta su un campione di 600 aziende, di cui il 59% italiane, rileverebbe una forte tendenza delle imprese a preferire un candidato dalle spiccate attitudini personali ad uno tecnicamente preparato, ma molto meno flessibile. “Non mi sorprende”, conferma Francesca Devescovi, responsabile Formazione & Sviluppo per Valore D, “Il mio motto è will is more than skill: nell’economia digitale, dove le organizzazioni mutano a velocità sorprendente, le competenze diventeranno sempre meno importanti, e le persone saranno valutate per la loro capacità ad imparare nuove competenze e a disimparare quelle che non servono più.”

Vediamo quindi di scoprire più a fondo quali sono queste competenze e come esprimerle al meglio.
Le soft skills possono essere suddivise in grandi categorie: cognitive (“Come ragiono?”), relazionali (“Come mi comporto con gli altri?”), realizzative (“Sono orientata al risultato?”) e manageriali (“So essere un capo”?).

Tra le soft skills più richieste, al vertice troviamo sicuramente il problem solving, ovvero quella capacità di decriptare un problema e ricercare soluzioni utili in termini di costi-benefici. Ma non solo: è importante che il processo decisionale avvenga in fretta e efficacemente. Durante i colloqui, infatti, è frequente la richiesta di raccontare una sfida che è stata vinta durante il proprio percorso personale: non è necessario strafare; un aneddoto breve ma dal risultato tangibile sarà sufficiente per fare una buona impressione.

Secondo il Millenial Branding, poi, più del 90% dei datori di lavoro apprezza il lavoro di squadra: lavorare in un team con la capacità di mantenerne equilibrio e orientamento al risultato, è una dote che non ha eguali. “L’intelligenza sociale e emotiva”, afferma Giada Baglietto, freelance HR Consultant, “aiuta moltissimo l’azienda, che è un microcosmo in cui convivono persone con approcci al lavoro, esigenze, obiettivi, caratteri differenti; non è un caso che la principale fonte di stress e problemi sia causata dai rapporti interpersonali sul luogo di lavoro!”. Spesso infatti, durante i colloqui di gruppo, è proprio questa competenza ad essere valutata: cercare di moderare le opinioni con un atteggiamento diplomatico e produttivo, evitando posizioni estreme, sarà sicuramente la carta vincente da giocare.

Soprattutto nelle aziende innovative, poi, la creatività è sicuramente un elemento imprescindibile tra le risorse del candidato: durante le valutazioni, infatti, alcune domande sugli hobby mirano a valutare proprio questo aspetto; come potenziarlo? Coltivando un passatempo stimolante, ed esponendolo all’esaminatore in modo entusiasta e coinvolgente: una skill così soggettiva può essere esposta efficacemente solo se vi è coinvolgimento emotivo da entrambe le parti.

Infine, essere capaci di comunicare efficacemente sembra essere una dote molto apprezzata, soprattutto se il lavoro per il quale ci si candida prevede un’interfaccia diretta con il cliente: fermo restando che la capacità comunicativa è spesso valutata durante il colloquio stesso, la si può attestare con un corso di comunicazione verbale certificato. Un esempio? Il corso di comunicazione “Think on your feet” si propone di insegnare a comunicare in modo semplice ma d’effetto, secondo il metodo dell’esperto Keith Spencer, fornendo strumenti pratici per imparare velocemente.
La domanda sorge spontanea: tra qualche anno, le soft skills saranno più importanti delle competenze tecniche?  “Non proprio”, commenta Giada Baglietto, “doppie lauree, master, corsi di specializzazione sono competenze utili, ma spesso ci troviamo di fronte a una forza lavoro iper-skillata. Nel mercato odierno la differenza la fanno le persone, con il loro bagaglio di abilità relazionali, comunicative, organizzative e pratiche.” Cosa stiamo aspettando, quindi? Se dobbiamo aggiornare il CV, è arrivato il momento di inserire una soft skill!

Pubblicato il: 8 febbraio 2016
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