Avere un recruiter dalla propria parte può essere l’asso nella manica nella partita del lavoro: niente poker face, ma 6 semplici mosse per fare colpo e farti aiutare a ottenere il lavoro dei tuoi sogni

Recruiter, head hunter, HR o Account Manager: tanti appellativi, un solo obiettivo, trovare il lavoro adatto a te. Ma, come un bravo business angel, anche il recruiter deve essere pienamente consapevole delle tue competenze e capacità: se non ne è pienamente convinto, non investe risorse, tempo e soldi.
Ma come convincere il recruiter a puntare su di te? Ecco 6 mosse per non sbagliare, consigliate proprio dagli addetti ai lavori.

Investi sulla tua reputazione

La prima connessione con le tue competenze, per un selezionatore, è il web: investi tempo (e perché no, soldi) per creare un blog o una pagina Facebook della tua attività o del tuo settore, crea un buon profilo LinkedIn di successo, dai una bella ripulita ai profili personali di Facebook, Instagram e Twitter. Il web è un enorme passaparola, e secondo il recruiter Mohammed Mirza, che sceglie la classe dirigente dei brand di lusso, “per gli addetti ai lavori, la fama solitamente li precede”. Prendi appunti.

Dai visibilità al tuo network

E fallo con i contatti giusti. Chiedi a una ex boss di lasciarti una referenza sul tuo profilo LinkedIn, o a un collega di confermare le tue competenze: un profilo folto e attivo è sempre un buon punto di partenza. Ma qualcosa puoi farla anche offline: è importante iscriversi alle associazioni di categoria e partecipare a incontri, tavole rotonde e corsi di aggiornamento. Qui, non dimenticare mai di portare un bigliettino da visita con te: non sai mai con chi potresti stringere amicizia.

Scegli obiettivi misurabili

Sono l’unica cosa che conta, nella scelta di un candidato tra tanti: il recruiter guarda numeri e risultati, per confermare le tue competenze. Largo quindi a diagrammi, statistiche e risultati raggiunti in determinati periodi di tempo: rendili ben visibili online come un portfolio. Questo lavoro aiuterà anche a creare una timeline delle tue competenze e della tua evoluzione professionale, anche se hai cambiato spesso lavoro e settore.

Il primo approccio

Il primo approccio con un recruiter che, ad esempio, ti contatta su LinkedIn, segue le stesse regole del primo appuntamento: mai rispondere subito, per non dare l’impressione di essere in una posizione di bisogno. L’ideale? 48 ore, secondo Lauren Druce, che per il suo cliente Jimmy Choo ha sempre molta richiesta. “Questi tempi di risposta”, conferma, “sono l’ideale per non dimostrarsi disperati ma neanche disinteressati. Entrambi gli estremi possono portare a depennare il tuo nome dalla lista dei candidati”.

Se lui/lei è interessato/a a te

Quando un recruiter seleziona, lo fa prima di tutto in base alle competenze, ampiamente dimostrabili con le tips appena viste: ma il recruiter giusto, è anche interessato alla tua personalità e alle tue attitudini, per vendere le tue soft skills a buon mercato. E’ per questo che molti selezionatori, soprattutto all’estero, organizzano una chiacchierata informale. Come prepararsi? Attenta alle emozioni: non strafare e non farti tradire dalla pressione. Sii composta, professionale, ma soprattutto te stessa.

Riconosci quello giusto

Non cadere nella trappola: chiedi buone referenze per l’head hunter che si dimostra interessato, perché molti, spesso, si improvvisano solo per guadagnarci la mediazione. E non va bene. Un buon recruiter, soprattutto se non è legato a un solo brand, spazierà a 360 gradi tra le tue competenze e le sue conoscenze, per farti trovare il lavoro perfetto per te, proprio come un abito di sartoria. E’ il suo lavoro, che non si può improvvisare. Come sgamare un ciarlatano? Fallo parlare dell’azienda cliente, che dovrebbe conoscere bene, e pretendi di essere avvisata prima dell’inoltro di un CV a qualsiasi ufficio. Così, non avrai brutte sorprese.

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Pubblicato il: 9 novembre 2017
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