Il World Economic Forum rivela i dati del nuovo Gender Gap Index e avvisa: se non risolviamo la questione, dovremo far fronte ad altri 217 anni di imparità.

Per la prima volta dal 2006, il gender gap mondiale sta raggiungendo nuovi record: a ricordarcelo è il nuovo Global Gender Gap Index, messo a punto dal World Economic Forum e rilasciato pochi giorni fa. L’Index in questione analizza e studia i quattro pilastri fondamentali della forza lavoro femminile di 144 paesi: la partecipazione economica, l’educazione, l’empowerment politico e la salute e la sopravvivenza. Già a settembre, il WEF aveva fatto presente all’Italia che siamo un paese pieno di talenti sprecati, come confermava il Sole 24 Ore.

Questa volta, invece, il Gender Gap Index ha registrato a livello mondiale una diminuzione della parità rispetto all’anno precedente per la prima volta dal 2006. In media, infatti, le donne di tutto il mondo guadagnano in meno rispetto agli uomini, e il divario risulta così elevato da non risolversi in meno di 217 anni, se si continua la regressione a questa velocità.
Le cause, secondo lo studio, non sono dovute all’imparità di stipendio per la stessa posizione lavorativa (che, fortunatamente, nell’Ocse si attesta solo al 2%), ma sono da ricercare nella più alta probabilità che le lavoratrici hanno di fare lavori non retribuiti, nel fatto che spesso sono inoccupate o inattive, e nel famoso “tetto di cristallo”, ovvero l’impossibilità – per vari motivi – di raggiungere posizioni senior. Infine, pare che spesso le donne siano relegate a settori dagli stipendi medi più bassi.
Alcuni paesi, tuttavia, si distinguono per vizi e virtù: l’Islanda resta il paese con una parità maggiore; chi invece lotta con la mancanza femminile della forza lavoro è soprattutto la Gran Bretagna e l’America, pur avendo sicuramente una maggiore occupazione di donne nelle posizioni senior. Un vero peccato, se si pensa che, sempre secondo il WEF, la parità apporterebbe 250 miliardi di dollari in più al PIL inglese e 1.750 miliardi in più a quello statunitense. Il mondo, infine, nel suo complesso, potrebbe aumentare il PIL mondiale di 5,3 trilioni di dollari entro il 2025 se riducesse di almeno il 25% il divario di genere nello stesso periodo. Quale altro studio negativo bisognerà aspettare per agire?

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Pubblicato il: 8 novembre 2017
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