In occasione della cerimonia degli Oscar (il prossimo 28 febbraio), abbiamo indagato il rapporto tra donne e industria del cinema. Il risultato? Tante proteste, molta diseguaglianza, ma anche tanti validi motivi per credere che la svolta può essere vicina.

Hollywood e le donne hanno molto in comune, e non parliamo solo di attrici. Anzi, è molto probabile che una parte (Hollywood) debba molto all’altra (le donne): vi dice niente una certa Nina Jacobson? E’ la produttrice di Hunger Games, e senza di lei, probabilmente, oggi Hollywood non avrebbe lo stesso assetto. E potremmo continuare per molto ancora: Sofia Coppola, regista di Marie Antoniette, Lucy Fisher, produttrice de Il grande Gatsby
Insomma tante donne brave, molto spesso sconosciute, ma non per questo prive di talento. Non è un caso se di recente sono state molte le attrici, i registi e gli addetti ai lavori che hanno denunciato il sessismo hollywoodiano, quello vero. Emma Thompson ha affermato che “nel cinema si fanno solo passi indietro”, e Jennifer Lawrence ha asserito di essere stanca di “dover sempre sembrare carina”. E ancora, Kristen Stuart, Amanda Seyfried, Jane Fonda, George Clooney, Sharon Stone: donne e uomini che hanno deciso di ribellarsi alla discriminazione di genere davanti e dietro la macchina da presa, con lettere aperte, discorsi in pompa magna durante il ritiro di un premio o progetti fotografici.

Proteste giustificate, dal momento che una ricerca di Fortune datata 2015 ha evidenziato come, dal 2002 al 2014, solo il 4.1% dei film in uscita sia stato diretto da donne, e che solo ogni 2.13 regista uomo spunti una donna. Numeri bassissimi, se si pensa che, delle donne che provano a sbarcare il lunario dei “dietro le quinte” (registe, costumiste, sceneggiatrici…), solo 2 registe firmano un film, tra le altre 33 sceneggiatrici e 175 produttrici (rapporto University of Southern California).
In un’intervista rilasciata a Entertainment Weekly, l’attrice Reese Witherspoon ha dichiarato di essere “stanca dei soliti ruoli stereotipo e del pay gap. Quando mi sono ritrovata a rifiutare l’ennesimo ruolo da “fidanzatina”, ho deciso di fondare la mia casa di produzione Pacific Standard.”  E le soddisfazioni non sono tardate ad arrivare, come racconta: “Un anno dopo ho visto gli stessi dirigenti, quelli che mi proponevano sempre gli stessi ruoli, bussare alla mia porta per finanziare i loro film”. In un’altra occasione, l’attrice e regista Rose McGowan ha denunciato tramite Twitter la sua esperienza personale, pubblicando il copione che stava studiando per commentarne le indicazioni, inserite in modo specifico per le attrici: “leggere per capire bene” e “indossare un push-up per mettere in evidenza la scollatura”. Neanche a dirlo, poco dopo la McGowan fu licenziata.
A quanto pare, però, non si tratta soltanto di riconoscere un talento e coltivarlo, al di là del genere: sembra che dietro vi sia una questione puramente economica. Alla base, infatti, vi sono colossi cinematografici che credono in un progetto piuttosto che in un altro, e che non credono nelle donne. In poche parole, gli investitori non si fidano del potenziale delle produzioni al femminile.
Dal 2009 al 2013, infatti, la Warner Brothers Pictures ha finanziato solo il 2,9% dei film femminili; la Universal Pictures solo il 2,6%, Walt Disney solo il 7,4% e Sony Pictures il 5,2%. In totale, 22 film su 466. Numeri, poi, assolutamente smentiti nella realtà: chi ha detto che un film al maschile sia più redditizio, se Hunger Games – Il Canto della Rivolta, solo negli USA, ha incassato ben 11.3 milioni di dollari?

E la situazione fa ancora più riflettere, se si pensa che in realtà le soluzioni ci sono, sono alla portata di tutti (figuriamoci di Hollywood) e generano esempi virtuosi: è il caso della Svezia, che ha lanciato un test per classificare i film in base alla presenza femminile, e vagliarne la presenza o meno di stereotipi; o la nascita di nuove rassegne dedicate ai film al femminile, come “Sguardi Altrove Film Festival”,  organizzato a Milano dall’omonima associazione, ponendosi come obiettivo quello di promuovere film e altri audiovisivi realizzati da donne registe. E, per rimanere in territorio nostrano, l’Italia non delude, ma si potrebbe fare di meglio: Francesca Comencini ha diretto Gomorra, rendendolo un cult, e Maria Sole Tognazzi di recente ha rubato le scene con Io e lei. Comunque, sembra che solo nel 2016 saranno ben 18 i film scritti, diretti o interpretati da donne. Tra questi, Pride and Prejudice and Zombies, interpretato da un cast di sole donne, e l’attesissimo Alice through the looking glass, scritto e diretto da Linda Woolverton, senza dimenticare Suffragette con Maryl Streep, in uscita a marzo. E allora, nell’attesa che qualcosa nell’industria cinematografica si muova, non resta che godersi lo spettacolo di domenica. Sperando che Joy (la pellicola con Jennifer Lawrence nei panni della casalinga che ha inventato il mocio) possa portare a casa qualche riconoscimento da ricordare.

 

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Pubblicato il: 25 febbraio 2016
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