Buone notizie in arrivo dall’Islanda: nel Paese ora la parità salariale tra uomo e donna è legge.

fLa notizia non dovrebbe stupire, dal momento che il Paese da nove anni è al primo posto del Global Gender Gap Report, stilato dal World Economic Forum. Il Paese, infatti, da tempo si impegna attivamente a promuovere e promulgare politiche a favore della parità dei diritti tra uomo e donna: la prima donna al mondo a essere eletta Presidente della Repubblica, è stata, nel 1980, una islandese, Vigdís Finnbogadóttir.

Secondo la nuova legge, qualsiasi azienda, istituzione pubblica e privata, datore di lavoro con più di 25 dipendenti, dovrà assicurare alle donne di essere pagate quanto i loro colleghi uomini. L’applicazione sarà graduale: grandi aziende e istituzioni avranno tempo fino al 2020 per adeguarsi alla norma, le più piccole fino al 2025. In caso contrario, questa prevede multe fino a 50mila corone islandesi (circa 450 euro al giorno). Ancora oggi in Islanda le donne guadagnano, secondo le statistiche, tra il 14% ed il 20% in meno rispetto agli uomini: il governo conta di eliminare il divario entro il 2022.

Rósa Guðrún Erlingsdóttir, capo dell’Unità di parità di genere al Ministero del Welfare Islandese, afferma che “L’uguaglianza non arriva da sola. C’è bisogno di misure legislative per smuovere le cose. Se i politici intendono aspettare fino a che non ci saranno opposizioni, non succederà mai nulla.”

Tra le celebrazioni generali, non tutti però sono in vena di festeggiare: secondo un sondaggio condotto dal Market e Media Research, il 42% dei dirigenti e funzionari senior non approvano la legge sulla parità salariale, mentre in generale solo il 21% degli Islandesi sono contrari ad essa.
In generale la maggior parte delle risposte è stata invece positiva. Maríanna Traustadóttir, una consulente per la parità della Icelandic Trade Union Confederation (ASI), afferma: “Certo, la legge sulla parità salariale non eliminerà il divario retributivo, ma farà una grande differenza e obbligherà dipendenti e dirigenti a pensare in maniera diversa.”

Abbattere le differenze salariali, in realtà, non porterebbe benefici solo alle donne: secondo le ultime stime, infatti, la parità economica di genere potrebbe far crescere il Pil mondiale di 5,3 trilioni di dollari entro il 2025.

Il paese comunque, “non è il paradiso dell’uguaglianza di genere come viene spesso dipinto”, afferma Annadís Gréta Rúdólfsdóttir una Assistant Education Professor all’University of Iceland, “l’indice del World Economic Forum non rispecchia la violenza di genere o il divario retributivo: anche in Islanda abbiamo la nostra dose di mascolinità tossica.”

La sua collega Berglind Rós Magnúsdóttir sostiene invece come sia comunque necessario un rinnovamento della società, nella quale è ancora presente un grande divario tra settori lavorativi prettamente femminili e maschili. “Basti pensare all’ingegneria e all’insegnamento o alla professione infermieristica. Qualunque lavoro che abbia a che fare con l’educazione o all’assistenza è pagato meno.”

Una legge da sola certo non potrà risolvere tutti i problemi del Paese ma nonostante ciò la fiducia non manca.

 

> Vedi anche:

-Al via ERG Re-Generation Challenge, il bando che premia le migliori idee innovative

-Libri dell’estate: i migliori titoli da portarsi in vacanza!

-Non trovi lavoro? Ecco i consigli per restare fiduciosi (di fronte all’ennesimo no)

Pubblicato il: 16 luglio 2018
Categoria:
COMMENTA

Devi essere registrato per poter lasciare un commento

RICHIEDI UNA MENTORSHIP

Le Mentor sono donne che hanno raggiunto posizioni lavorative appaganti e che mettono a disposizione il loro tempo e la loro esperienza in un percorso di mentorship a carattere personale e totalmente gratuito.

Seble Woldeghiorghis
Strategic Partnerships Lead Airbnb Italia
Silvia Brena
Giornalista, CEO di una società di comunicazione
Laura De Chiara
Imprenditrice, Business Angel e Senior Executive Marketing e Strategie
Paola Poli
Consulente, Imprenditore

Scopri