Mettiamo da parte il pessimismo e proviamo, una volta a settimana, a raccontarvi tre buone notizie dal mondo del lavoro femminile. Scoprirete che non esistono solo gender gap incolmabili e percentuali negative. Scommettiamo?

 

Londra. La svolta di “Scotland Yard”: sono tre donne le candidate alla poltrona. Lynne Owens, Cressida Dick e Sara Thornton: sono tre e sono tutte donne le poliziotte candidate alla guida Scotland Yard (sede del servizio di polizia di Londra) che nel corso degli anni ha visto alla sua guida solo uomini. I circa 50.000 dipendenti della sede dovranno vedersela (le probabilità sono 99 su 100) con una di queste tre indiziate. È febbraio il mese in cui sapremo il verdetto finale ma si comincia a vociferare che le donne stiano già seminando invidie nei ranghi alti di Scotland Yard. Tra le tre candidate, la favorita sembra essere Lynne Owens (nel 2011 si è occupata della sicurezza del matrimonio di William e Kate) ma anche le altre vantano esperienza e coraggio da vendere. Il motto della Owens? “Prima si arresta il sospettato, poi si indaga”. Se questi sono i presupposti, il cambiamento non potrà che essere positivo.

 

Milano. Nuova opportunità per le studentesse: in arrivo un premio a nome di Valeria Solesin. Porta il nome della ricercatrice Valeria Solesin (uccisa nella strage di Parigi lo scorso novembre) il premio universitario per le tesi di laurea, volto a valorizzare “il talento femminile come fattore determinante per lo sviluppo dell’economia, dell’etica e della meritocrazia nel nostro Paese”. A descrivere l’iniziativa è stata Luciana Milani, madre della ragazza, che ha voluto raccontare quanto il perseguimento dei propri obiettivi fosse importante per la figlia “Per Valeria, che una donna non lavorasse era impensabile. Il lavoro era assolutamente fondante di una identità femminile ed era anche una grande tifosa della maternità. Non aveva alcuna intenzione di immolarsi solo alla carriera, ma neanche di dedicarsi solo alla famiglia. Sono sicura che ci sarebbe riuscita”. In merito all’iniziativa ha voluto prendere la parola anche Linda Lanzillotto, vice presidente del Senato “Valeria ormai appartiene alla nostra coscienza nazionale”. Un’iniziativa emozionante che ha tutto il nostro sostegno.

 

New York. Se “l’empowerment” femminile parte dai barattoli Tupperware. Chi l’ha detto che le donne in carriera devono per forza indossare il tailleur? L’azienda americana Tupperware, famosissima per i suoi prodotti di cucina, è balzata agli onori della cronaca per il contributo positivo che in Brasile sta dando all’occupazione femminile. In un Paese dove abusi e violenza domestica sono spesso all’ordine del giorno, Tupperware sta favorendo l’emancipazione femminile, grazie al sistema di vendita porta a porta che offre alle dipendenti uno stipendio e maggiore flessibilità di orari di lavoro. L’idea infatti è quella di rendere le donne autonome senza privarle della propria vita famigliare. Un compromesso ottimale soprattutto per le donne brasiliane, ancora legate agli stereotipi di genere che vogliono la donna casalinga e l’uomo lavoratore. Tupperware ha trovato la giusta soluzione: andare incontro alle donne, coinvolgendo e rendendo gli uomini soddisfatti delle proprie mogli. Un esempio che, si spera, forse varrebbe la pena provare a esportare.

Pubblicato il: 7 ottobre 2016
Categoria: Tag:
COMMENTA

Devi essere registrato per poter lasciare un commento

RICHIEDI UNA MENTORSHIP

Le Mentor sono donne che hanno raggiunto posizioni lavorative appaganti e che mettono a disposizione il loro tempo e la loro esperienza in un percorso di mentorship a carattere personale e totalmente gratuito.

Gabrielle Fellus
Presidente e Trainer del Krav Maga Center KMIT e Consulente di Comunicazione
Monica Regazzi
Partner BCG
Claudia Manzi
Professore Associato di Psicologia Sociale
Angela Di Luciano
Editor

Scopri