Ci hanno fatto sorridere, ci hanno emozionato, ci hanno fatto (ben) sperare… in questo 2016 (che non ci ha regalato la prima donna Presidente degli Stati Uniti) ci sono alcune buone notizie sul mondo del lavoro femminile che vale la pena ricordare. Dalla prima donna Presidente a Taiwan, allo sciopero delle donne francesi contro il gender pay gap, ecco quelle più rappresentative che potrebbero fare la differenza anche nel 2017.

Gennaio
Taipei. Eletta la prima Presidente donna: è Tsai Ing-wen. È stata eletta pochi giorni fa la prima donna Presidente della storia di Taiwan: Tsai Ing-Wen, candidata del Partito Democratico Progressista, ha trionfato alle elezioni sbaragliando la concorrenza con il 56% delle preferenze. Ex docente di diritto, Tsai ha subito colto l’occasione per far sentire la sua voce su uno dei temi più caldi della politica tawainese, ovvero, l’indipendenza dalla Cina: “Pechino” ha dichiarato “deve rispettare la nostra democrazia”. Un monito, questo, che ha del nuovo, visti i diritti (limitati) delle donne a Taiwan: che si tratti di un primo passo verso la svolta? 

Febbraio
Copenaghen. Rivoluzione Lego: lanciati i primi personaggi maschili che si occupano di famiglia (mentre la mamma lavora). Dalla loro nascita i mattoncini colorati hanno voluto raccontare le evoluzioni e i cambiamenti del mondo. Così, pochi giorni fa l’azienda danese ha lanciato il nuovo papà Lego: look hipster, biberon in mano e un passeggino da spingere, mentre la madre lo affianca in abito da lavoro. “Dobbiamo restare in contatto con il mondo che ci circonda” ha spiegato il presidente di Lego System Soren Torp Laursen in un’intervista a Fortune “e cercare di descriverlo nel migliore dei mondi possibili”. Secondo il centro di ricerca americano Pew Research, dal 1989 a oggi il numero di padri che restano a casa con i loro figli è più che raddoppiato: da qui la scelta di iniziare a rappresentare le nuove famiglie che, si spera, possano aiutare a cancellare gli stereotipi maschilisti in favore di una visione più “rosea” del mondo del lavoro.

Marzo
Brunei. Il primo equipaggio tutto al femminile sulla compagnia aerea Royal Brunei Airlines. Il trentaduesimo National Day, festa dell’indipendenza del Brunei dal Regno Unito, è sempre stato un giorno da ricordare, ma da quest’anno c’è un motivo in più: un aereo con un equipaggio di sole donne è volato dal sultanato fino a Jeddah, in Arabia Saudita (Paese in cui, tra l’altro, le donne non possono nemmeno guidare un’auto). La prima comandante donna (dal 2012) Sharifah Czarena e gli ufficiali Sariana Nordin e Dk Nadiah, sono state presentate dalla Royal Brunei Airlines con una foto su Instagram, diventata subito virale. “Per una donna, una donna del Brunei, è un così grande successo” ha dichiarato Sharifah “abbiamo mostrato alle generazioni più giovani, alle ragazze in particolare, che qualsiasi cosa sognano, possono raggiungerla”.

Aprile
Kabul. Nasce Zari, il muppet afgano che vuole promuovere i diritti delle donne e delle bambine. Dimenticate i siparietti di Miss Piggy e Kermit The Frog, l’ultimo personaggio nato in casa Muppet si chiama Zari, ha 6 anni ed è il primo pupazzo della famiglia di nazionalità afgana. Ha debuttato poche settimane fa nel programma televisivo per bambini “Sesame Street” e già dal suo nome, che significa “luccicante”, è chiara la sua missione: promuovere i diritti delle donne. “Zari” ha dichiarato Sherrie Westin, vice presidente esecutivo della Global Impact and Philantropy al Sesame Workshop “è stata pensata per incoraggiare le bambine che amano studiare e andare a scuola, e far loro capire che è giusto che pensino di costruirsi una carriera in futuro”. Scommettiamo, che la giovane Zari riuscirà a lasciare il segno?

Maggio
New York. L’appello di Robin Wright: “House of Cards? Sì, ma solo se pagata come Kevin Spacey”. È una dei protagonisti principali della serie Netflix House of Cards e anche tra le più amate dai fan: Claire Underwood, alias Robin Wright, è un personaggio che sa quello che vuole. E l’ha dimostrato anche qualche giorno fa quando, durante un intervento in occasione della propria campagna contro la depredazione delle risorse naturali del Congo, ha chiesto di essere pagata come il co-protagonista Kevin Spacey. “Voglio essere pagata come Kevin” ha dichiarato Robin che, come lui, non solo è apparsa in tutti e 52 gli episodi della serie, ma ne ha anche diretti alcuni. “Ho visto le statistiche e ho notato che per un certo periodo il personaggio di Claire era più popolare di Frank. Ho investito in questo ruolo e ho detto: o mi pagano o mi espongo pubblicamente. E l’ho fatto”. La Wright non è la prima attrice a schierarsi a favore della parità salariale tra uomini e donne (ricordate Jennifer Lawrence?) ma nel caso di House of Cards non poteva essere altrimenti: “È un paradigma perfetto” ha continuato “ci sono pochissimi film o serie dove l’uomo , il patriarca, e la matriarca sono uguali. In House of Cards succede”. Bisogna aggiungere altro?

Luglio
Londra. In arrivo le emoticon al femminile! L’Unicode Consortium ha approvato quelli delle donne lavoratrici presentate da Google. Vi ricordate le 13 emoticon sulle donne lavoratrici che Google ha presentato qualche mese fa (ne avevamo parlato anche qui)? Ebbene, proprio in questi giorni l’Unicode Consortium le ha approvate. Tra pochi mesi infatti, sui cellulari di tutto il mondo, gli utenti potranno parlare di alcune professioni usando sia la versione al maschile, sia quella al femminile. La pronuncia dell’Unicode Consortium, società no profit che decide quali emoticon rendere visibili su smartphone e tablet in tutto il mondo, ha dato il via a 11 immagini su 13. Ecco allora che presto si potrà scegliere tra studentesse, business women, chef e ricercatrici: perché le principessine non siano più l’unico modo in cui le donne possono essere rappresentate nel mondo digitale.

Settembre
Cupertino. Apple elimina le differenze di genere: stesso stipendio a uomini e donne.Apple ha preso la sua decisione: uomini e donne avranno lo stesso stipendio e non ci saranno più differenze tra lavoratori bianchi e minoranze. È quanto si legge sull’ultima edizione di “Inclusion and Diversity”, il rapporto annuale pubblicato sul sito ufficiale dell’azienda, che evidenzia anche un aumento delle donne assunte (37%) rispetto al 31% del 2014. Si erano già mosse in questa direzione altre big della tecnologia come Microsoft, Amazon, Facebook, PayPal e, proprio qualche mese fa, anche il Presidente Obama aveva deciso di firmare un documento che vietava ogni tipo di discriminazione salariale. Che sia arrivato con Apple il momento del definitivo cambiamento? Negli Stati Uniti (per ora) sembrerebbe di sì!

Ottobre
Vicenza. L’iniziativa per le mamme-giudici: al Tribunale di Vicenza le sentenze si discutono da casa. Salvaguardare il rapporto tra mamme-magistrato e i loro bambini: è questa la nuova iniziativa del Tribunale di Vicenza, che vuole agevolare le mamme “mettendole nelle condizioni di lavorare con serenità senza dover rinunciare ad accudire i propri figli in caso di necessità”. Come? Con una sala allestita al secondo piano del Palazzo di Giustizia che consente, attraverso una piattaforma “Linch” di far partecipare alle conferenze anche giudici che si connettono in remoto con la loro webcam, come le mamme. Una novità interessante, questa, che riguarderà i procedimenti civili, con vantaggi che ricadranno anche su aziende e cittadini coinvolti nelle cause e che renderebbero l’iter giudiziario più veloce. Dei cinque giudici, diventate mamme negli ultimi due anni, ha voluto dire la sua Martina Rispoli “Si può essere una brava madre, presente nei momenti che contano, senza per questo dover rinunciare a impegnarsi nel proprio lavoro”. Il Tribunale assicura che si tratta solo di un primo passo: tra poche settimane aprirà un asilo per tutti i professionisti che frequentano il Palazzo di Giustizia.

Novembre
Parigi. Gender pay gap: dopo le islandesi, lo sciopero delle francesi. Dalle 16.30 del 7 novembre lavoreranno gratis fino alla fine dell’anno. Il 7 novembre alle 16e30 le donne francesi hanno protestato nella piazza della Rèpublique a Parigi. Lo sciopero è stato promosso dal collettivo femminile “Les Glorieuses” e ha trovato l’appoggio di migliaia di lavoratrici. Il motivo? La disparità salariale. Secondo un recente studio Eurostat, infatti, gli uomini guadagnano il 15,1% in più delle donne. Un risultato che aveva spinto, qualche settimana prima, anche le donne islandesi a compiere la stessa azione (ricordate? Ne abbiamo parlato qui). Il gruppo “Les Glourieuses” ha scelto le 16e30, perché da quel momento fino alla fine dell’anno le donne francesi incominciano a lavorare gratis. L’iniziativa è stata appoggiata anche dal ministro delle pari opportunità Laurence Rossignol. Si è fatta sentire anche la mobilitazione su internet: l’hashtag #7novembre16H34 ha spopolato su Twitter in tutto il mondo. Sicuramente le donne francesi non smetteranno di lavorare, ma il fatto che si parli della loro mobilitazione è già un segnale positivo.

Dicembre
New York. È arrivato “Women who draw”, il sito che raccoglie le più brave illustratrici del mondo.  È nato “Women who draw”, il sito che raccoglie il nome e il profilo di illustratrici donne. L’idea è venuta alla art directory americana Julia Rothman perchè “capita spesso di parlare con gente — ad esempio art director di riviste, editor — che dicono “Oh certo, ingaggerei più donne se solo riuscissi a trovarne”. Quella del “lo farei se le trovassi” è una scusa che funziona sempre, quindi perché non fare in modo di eliminare questo tipo di alibi e vedere che succede?” ha spiegato Julia. Il sito è uscito qualche giorno fa e ha ricevuto oltre 1000 richieste di iscrizione, andando offline per il troppo traffico raggiunto. Altra idea geniale, che ha permesso al sito di far parlare ancor più di se, è stata l’iniziativa di permettere a qualsiasi donna voglia iscriversi di classificarsi in base a razza, provenienza geografica, religione e orientamento sessuale. Geniale no? Chiunque può quindi cercare l’illustratrice che preferisce senza nascondersi dietro ai soliti alibi perché, almeno in questo, stanno a zero.

Pubblicato il: 30 dicembre 2016
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