Mettiamo da parte il pessimismo e proviamo, una volta a settimana, a raccontarvi tre buone notizie dal mondo del lavoro femminile. Scoprirete che non esistono solo gender gap incolmabili e percentuali negative. Scommettiamo?

Copenaghen. Rivoluzione Lego: lanciati i primi personaggi maschili che si occupano di famiglia (mentre la mamma lavora). Dalla loro nascita i mattoncini colorati hanno voluto raccontare le evoluzioni e i cambiamenti del mondo. Così, pochi giorni fa l’azienda danese ha lanciato il nuovo papà Lego: look hipster, biberon in mano e un passeggino da spingere, mentre la madre lo affianca in abito da lavoro. “Dobbiamo restare in contatto con il mondo che ci circonda” ha spiegato il presidente di Lego System Soren Torp Laursen in un’intervista a Fortune “e cercare di descriverlo nel migliore dei mondi possibili”. Secondo il centro di ricerca americano Pew Research, dal 1989 a oggi il numero di padri che restano a casa con i loro figli è più che raddoppiato: da qui la scelta di iniziare a rappresentare le nuove famiglie che, si spera, possano aiutare a cancellare gli stereotipi maschilisti in favore di una visione più “rosea” del mondo del lavoro.

New York. La battaglia di Kesha contro gli abusi, sostenuta dalle colleghe di tutto il mondo e diventata un esempio di solidarietà femminile. La notizia è di pochi giorni fa: la denuncia della cantante americana Kesha (che accusava di abusi il suo produttore Dr. Luke), è stata respinta dal giudice che seguiva il caso per mancanza di prove tangibili. Ma la vera sorpresa è stata l’appoggio che tutte le colleghe hanno dato alla giovane musicista, mobilitandosi in massa per manifestare la loro solidarietà: da Lady Gaga, che potrebbe organizzare un’esibizione con Kesha ai prossimi Oscar, fino a Taylor Swift, Lorde e Demi Lovato. E come non citare Adele? L’artista inglese durante i Brit Awards (al momento del ritiro del premio come miglior singolo britannico per “Hello”) ha difeso in lacrime la sua amica: “Voglio ringraziare la mia casa discografica che difende il fatto che io sia una donna e mi incoraggia. Voglio approfittare di questo momento per sostenere pubblicamente Kesha”. Insomma, siamo ancora sicure che le popstar di oggi non siano più capaci di sostenersi reciprocamente?

New York. L’appello di Melinda Gates, che difende il lavoro a casa delle donne: gratuito e spesso “sottovalutato”. “Il gender gap di cui non si parla”, così Melinda Gates ha definito, nel suo lungo intervento sulle pagine del New York Times (e nel video condiviso dal marito Bill Gates), il tempo non retribuito che tutte le donne dedicano alla famiglia o alla cura della casa e che spesso viene dato per scontato. Fare la spesa, sistemare casa, occuparsi del bucato: sono tutte attività che, dice la Gates, portano via alle donne di tutto il mondo più di 5 ore al giorno. Una quantità di tempo che, dicono studi e ricerche, se ben distribuite tra uomini e donne arricchirebbero di molto il mercato del lavoro. “Molte donne inizierebbero a lavorare più serenamente” scrive la Gates “iniziando nuovi business o contribuendo al benessere della società”. E infine: “ridistribuiamo il lavoro non pagato più equamente tra donne e uomini”. Più Mark Zuckerberg, dunque, cambieranno il mondo?

Pubblicato il: 26 febbraio 2016
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