Mettiamo da parte il pessimismo e proviamo, una volta a settimana, a raccontarvi tre buone notizie dal mondo del lavoro femminile. Scoprirete che non esistono solo gender gap incolmabili e percentuali negative. Scommettiamo?

Washington. Più donne in polizia aiuterebbero a fermare la violenza. Un editoriale di Katherine Spillar, sovrintendente del Centro Nazionale per donne e polizia, pubblicato sul quotidiano americano Washington Post, ha rivelato il segreto per fermare i metodi a volte troppo violenti della polizia americana: le donne. Scrive così, sul quotidiano americano: “Le donne in polizia fanno davvero la differenza: studi degli ultimi anni hanno dimostrato che gli agenti di sesso femminile sono meno autoritari e violenti rispetto ai colleghi maschi. Sanno comunicare meglio e placare scontri violenti prima che questi possano rivelarsi mortali”. Insomma, viva le poliziotte!

 

New York. Sarah Jessica Parker “Battiamoci per i diritti delle donne senza parlare di femminismo”. “Credo nel diritto di ogni donna di fare carriera e di essere supportata nella propria vita professionale, ma non mi ritengo femminista, semmai sono un’umanista”. Con questa dichiarazione l’ex attrice di Sex and the City Sarah Jessica Parker, si è espressa in un’intervista sul settimanale Cosmopolitan, per parlare dell’importanza di lottare per diritti non ancora raggiunti: “Persone di colore, gay, lesbiche, transgender… tutti vogliono veder riconosciuta la possibilità di lavorare, di amare o di vivere. Uniamoci in un solo movimento, saremmo talmente potenti da far sentire la nostra voce”. L’unione fa la forza, quindi, basta non parlare solo di femminismo.

 

Londra. Gli Stati Uniti sono il miglior paese per un’imprenditrice donna. Una ricerca pubblicata pochi giorni fa dal The Guardian e condotta dalla società di ricerca AGC e da Dell, ha stilato una nuova classifica sui Paesi migliori in cui una donna può diventare imprenditrice. Il primo posto? Gli Stati Uniti, seguiti dal Canada, dall’Australia, dalla Svezia e dall’Inghilterra. Lo studio, che si è concentrato su 31 Paesi (lo trovate qui), si è occupato di incrociare una serie di fattori come l’educazione, l’accesso a internet, la tecnologia e il numero di start up rosa, con l’obiettivo di sensibilizzare i media e le istituzioni sul tema dell’occupazione femminile.

Pubblicato il: 10 luglio 2015
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