Mettiamo da parte il pessimismo e proviamo, una volta a settimana, a raccontarvi tre buone notizie dal mondo del lavoro femminile. Scoprirete che non esistono solo gender gap incolmabili e percentuali negative. Scommettiamo?

Roma. Gender gap: scende la disparità. E l’Italia guadagna 28 posizioni. Chi l’avrebbe mai detto? Nella classifica del Global Gender Gap Index, appena pubblicata dal World Economic Forum, l’Italia ha battuto un nuovo record positivo classificandosi al 41° posto su 145 nazioni. Il gradino più alto dalla nascita dell’indice del 2006 e 28 posizioni in più rispetto allo scorso anno. Merito della politica (le donne Ministro e le deputate in Parlamento sono cresciute portandoci dal 37esimo posto al 24esimo), dell’educazione (dal 62esimo al 58esimo) e dell’economia (dal 114esimo al 111esimo). Unico neo: l’occupazione femminile, ancora troppo bassa. Riusciremo a fare di meglio?

New York. Nasce Fairygodboss, la prima start up che mappa le politiche dei congedi di maternità delle aziende. Mentre in Italia le donne si ritrovano ancora a dover rispondere a domande discriminatorie durante i colloqui (l’ultimo caso, pochi giorni fa, a Mestre, dove una donna è stata congedata durante un colloquio di lavoro perché non ha voluto rispondere a domande come “sei sposata?” o “hai figli?”), negli Stati Uniti è nata “Fairygodboss”, una start up che raccoglie, grazie ad un database, le politiche sulla maternità adottate dalle aziende. Un progetto nato da un’esigenza personale, quella di Georgene Huang e Romy Newman: le donne, infatti, hanno dichiarato alla testata online “Quartz” quanto sia difficile chiedere informazioni sul tema durante i colloqui, ritenendolo spesso ancora un tabù. Per ora sono 700 le aziende presenti sulla piattaforma, ma il numero è destinato a crescere, anche grazie alla maggiore attenzione che le grandi imprese stanno dimostrando di recente, prime fra tutte Netflix e Amazon. Che possa essere il primo passo per porre fine ai colloqui sessisti?

Minnesota. La catena di tecnologia americana che rinasce (anche) grazie alle donne. Dalla crisi al successo (ritrovato) grazie a un team di manager tutto al femminile. È questa la storia di Best Price, la più grande catena di elettronica degli Stati Uniti (dopo la bancarotta di concorrenti come Circuit City, CompUSA e Radio Shack), che fino a pochi mesi fa era considerata prossima al fallimento. Vendite a rallentatore, scandali finanziari e dimissioni dell’ex amministratore delegato, stavano portando l’azienda a perdere la sua sfida con Amazon. Eppure, qualcosa è cambiato: il nuovo AD Hubert Joly, ha pensato bene di affidare i ruoli chiave della sua impresa a sole donne. Dal direttore finanziario alla responsabile vendite, Hubert ha creduto nell’impegno e nella bravura del management femminile. Il risultato? Più efficienza nei negozi e un servizio clienti sempre disponibile hanno migliorato (a sorpresa per gli analisti) gli ultimi trimestri economici, rivelandosi le medicine migliori per guarire Best Price, ormai in lenta agonia.

Pubblicato il: 20 novembre 2015
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