Mettiamo da parte il pessimismo e proviamo, una volta a settimana, a raccontarvi tre buone notizie dal mondo del lavoro femminile. Scoprirete che non esistono solo gender gap incolmabili e percentuali negative. Scommettiamo?

Londra. La voce di Robin Wright per il lavoro femminile. Cresce l’elenco delle personalità di successo che nelle ultime settimane stanno alzando la voce per catalizzare l’attenzione sul tema del lavoro femminile. Dopo Sarah Jessica Parker, Emma Thompson e Maryl Streep, è la volta dell’attrice Robin Wright che, durante un’intervista al magazine britannico ES, ha affermato: “È un mondo di uomini. La maggior parte delle aziende sono praticamente di soli maschi, ma quando qualcosa va storto tocca alle donne rimediare. Senza però ottenere il giusto riconoscimento”. Dichiarazioni che non stupiscono il pubblico, dato che Robin si è sempre distinta per le sue posizioni: “Serve una rivoluzione” ha continuato “grazie a Dio ora si inizia a parlare di parità, ma serve una personalità forte che dica alle donne che non sono per niente inferiori agli uomini”.

Milano. Donne e agricoltura: in crescita le imprenditrici di aziende agricole. “Donne in campo”, l’associazione italiana di imprenditrici e donne che lavorano in ambito agricolo, ha presentato pochi giorni fa a Expo una ricerca che fotografa una realtà incoraggiante per il nostro Paese. Ha infatti stimato che attualmente più di un terzo delle imprese agricole è condotto da imprenditrici, e che entro il 2020 le donne saranno alla guida del 40% delle aziende del settore. In Italia, oltre il 50% degli agriturismi è condotto da donne, a cui si aggiungono agri-nido, agri-asilo e le fattorie didattiche e sociali. L’associazione ha riscontrato poi che le nuove donne imprenditrici presentano un titolo di studio mediamente più elevato degli uomini, apportando in azienda maggiore know-how.

Tokyo. Record di donne occupate dal 1953: sono il 43%. Secondo i dati raccolti dall’Ufficio del Ministro giapponese, il numero delle donne che lavorano nel Paese è cresciuto nell’ultimo anno arrivando a toccare il 43% di occupate. La cifra più alta dal 1953. I settori più rosa? Quelli dei servizi (istruzione e ristorazione in primis), che hanno visto incrementare il numero di lavoratrici di 250 mila unità solo nel 2014. Merito delle politiche femminili promesse dal Primo Ministro Shinzo Abe che, tra l’altro, hanno visto crescere negli ultimi due anni anche il numero di asili (400 solo tra il 2013 e il 2014), segno di un aumento di donne occupate. Che sia la volta buona, per il Giappone, per intraprendere la strada della parità?

Pubblicato il: 1 agosto 2015
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