Ecco i dati recenti che aiutano a capire, prevedere e migliorare la situazione economica italiana: i risultati? Più donne, più fattori immateriali, PIL più alto.

Il 4 maggio si è svolto a Milano l’incontro Women Value Company 2017, istituito dalla Fondazione Marisa Bellisario in collaborazione con Intesa Sanpaolo, che premia 28 imprese finaliste che incoraggiano la parità di genere.
Per l’occasione, sono inoltre stati presentati i dati sulla situazione economica e sociale dell’Italia in rosa. I risultati? Le notizie sembrano buone, ma sempre migliorabili. L’Italia risulta in ripresa, dopo un periodo di regressione durato dal 2013 al 2015, e si pensa che il PIL cumulativo sia destinato a crescere nei prossimi due anni, seppur con lentezza rispetto al resto del mondo. Lo stesso, invece, non si può dire per il tasso di partecipazione femminile alle attività d’impresa nazionali: i dati Eurostat confermano un pallido 55,2%, numero veramente basso se si pensa che siamo riusciti a superare solo Macedonia e Turchia. Un discorso che si può rimandare? Decisamente no, se si pensa che l’Italia è un paese dalla forza lavoro vecchia e che un maggiore impiego femminile aumenterebbe il PIL del 7%.

Le inattive – ovvero le donne che non cercano lavoro perché non interessate o scoraggiate dal quadro sconfortante – e le disoccupate interessano maggiormente la fascia compresa tra i 40 e i 64 anni di età. Eppure, in alcuni settori, sono le imprese femminili a farla da padrone: il 51% di esse mostra una maggiore propensione all’export, con un occhio di riguardo ai nuovi profili comunicativi (in parole povere, le donne sembrano essere più attente all’importanza del marketing e della comunicazione aziendale, in termini di voci iscrivibili in bilancio). Bravissime anche sul fronte dell’innovazione tecnologica: il 44% delle attività in rosa combatte affinché ne venga riconosciuto il brevetto di processi e prodotti industriali. Ma pochi sono gli investitori che credono in loro: nel 2016, le imprese femminili erano solo un quinto del totale. I loro settori? I servizi alla persona, la moda e il turismo, secondo i dati emersi da uno studio Unioncamere.

Quali sono le prospettive, quindi? L’intervento femminile nel mercato del lavoro sarebbe fondamentale per la crescita del Paese: dati alla mano, darebbe una svolta in settori che potrebbero fare da volano all’economia (innovazione e marketing in primis) e aumenterebbe il benessere generale della popolazione, senza distinzione di genere. I fattori immateriali sono quelli maggiormente suscettibili alla creazione di vantaggio competitivo, così come reti organizzative che sostengono la diversity  potrebbero far puntare all’originalità aziendale sul mercato mondiale. Ma se la crescità seguirà il ritmo previsto – solo l’1% nei prossimi due anni – il tutto risulterà inutile per giovani e disoccupati, la parte più debole del Paese. E se è stato dimostrato che gli investimenti in capitale umano si traducono in una maggiore produttività, abbiamo subito la risposta alla domanda: come lavorare tutti, e come farlo bene?

Leggi anche:

L’Einstein del 2017 è una giovane ventitreenne

Gender Budgeting: l’esperimento del governo italiano per ridurre il divario di genere

Pubblicato il: 15 maggio 2017
Categoria:
COMMENTA

Devi essere registrato per poter lasciare un commento

RICHIEDI UNA MENTORSHIP

Le Mentor sono donne che hanno raggiunto posizioni lavorative appaganti e che mettono a disposizione il loro tempo e la loro esperienza in un percorso di mentorship a carattere personale e totalmente gratuito.

Monica Regazzi
Partner BCG
Luisa Ferrario
IT Manager
Valentina Serri
Partner Creattività
Seble Woldeghiorghis
Strategic Partnerships Lead Airbnb Italia

Scopri