I nuovi dati Istat confermano: in 40 anni l’occupazione femminile italiana è cresciuta. Ma non abbastanza.

E va bene, siamo fanalino di coda per quanto riguarda l’occupazione femminile: puntualmente, a ricordarcelo, ci sono le statistiche . Ma ciò non significa che una crescita, effettivamente, non ci sia. Significa solo che è più lenta rispetto alla media europea. E anche se, dopo di noi, c’è solo la Grecia, e negli ultimi anni è riuscita a superarci anche Malta, gli ultimi dati Istat sono timidamente incoraggianti: nel 1977, l’Istituto di Ricerca ha avviato le cosiddette “serie storiche”, uno strumento statistico che permette di confrontare i dati raccolti durante i vari anni. Ebbene, dopo 40 anni, gli studi statistici ci hanno restituito un’osservazione positiva: se nel ’77 il tasso che confronta le donne occupabili con le occupate è del 33,4%, oggi lo stesso tasso è salito al 49,1%. Cosa significa? Che il numero delle occupate è aumentato.
Ma non è l’unica nota positiva: finalmente, le donne si sono sganciate dai classici lavori di cura cui erano state relegate o si erano costrette per motivi culturali o di bisogno, e occupano invece posizioni molto più ambiziose; le donne italiane sono qualificate e remunerate, seppur lo scarto con la media europea è di ben 13,2 punti.

Volete altri numeri? Le donne che svolgono lavori intellettuali sono il 19,2% (+1,4% rispetto al secondo trimestre 2013), con un aumento di ben 200.000 unità. Bene anche le professioni tecniche, come l’infermieristica, dove le nuove occupate sono 75.000 in più. Si potrebbe fare di più per riattivare l’economia del meridione, che permetterebbe alle sue lavoratrici di non doversi spostare nel resto d’Italia, riducendo così il divario tra Nord e Sud (59,4% contro il 32,3% del Sud). Un altro fronte su cui lavorare è anche il settore STEM, che non ha motivo di non vedere un aumento della presenza femminile: secondo gli stessi dati Istat, nel settore le donne sono mediamente più istruite della compagine maschile, ma i pregiudizi non permettono un’ascesa totale ai ruoli di responsabilità.  Il tasso di occupazione, poi, scende pericolosamente se le donne hanno una famiglia: dall’81% delle single, al 56,4% per le madri.

Tuttavia, i dati sono incoraggianti, anche grazie alla riforma Fornero e ala Buona Scuola, secondo Francesco Bettio, cattedra di Economia del Lavoro presso l’Università di Siena. Ma le politiche sociali potrebbero fare di più, dal momento che l’Italia occupa solo il 28esimo posto su scala europea.

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Pubblicato il: 24 ottobre 2017
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