Mettiamo da parte il pessimismo e proviamo, una volta a settimana, a raccontarvi tre buone notizie dal mondo del lavoro femminile. Scoprirete che non esistono solo gender gap incolmabili e percentuali negative. Scommettiamo?

 

Parigi. Gender pay gap: dopo le islandesi, lo sciopero delle francesi. Dalle 16.30 del 7 novembre lavoreranno gratis fino alla fine dell’anno. Il 7 novembre alle 16e30 le donne francesi hanno protestato nella piazza della Rèpublique a Parigi. Lo sciopero è stato promosso dal collettivo femminile “Les Glorieuses” e ha trovato l’appoggio di migliaia di lavoratrici. Il motivo? La disparità salariale. Secondo un recente studio Eurostat, infatti, gli uomini guadagnano il 15,1% in più delle donne. Un risultato che aveva spinto, qualche settimana prima, anche le donne islandesi a compiere la stessa azione (ricordate? Ne abbiamo parlato qui). Il gruppo “Les Glourieuses” ha scelto le 16e30, perché da quel momento fino alla fine dell’anno le donne francesi incominciano a lavorare gratis. L’iniziativa è stata appoggiata anche dal ministro delle pari opportunità Laurence Rossignol. Si è fatta sentire anche la mobilitazione su internet: l’hashtag #7novembre16H34 ha spopolato su Twitter in tutto il mondo. Sicuramente le donne francesi non smetteranno di lavorare, ma il fatto che si parli della loro mobilitazione è già un segnale positivo.

Columbia. La professoressa americana e il suo esempio (da imitare!) di equilibrio life work-balance. Si chiama Jodie Ryan, è una professoressa universitaria del South Carolina e deve la sua notorietà a un post su Facebook (diventato subito virale) condiviso dalla studentessa ventiseienne Sarah Tompson. Il motivo? La professoressa ha permesso alla ragazza, diventata da poco mamma, di portare il suo bambino alle lezioni universitarie “sapeva che sarei stata sopraffatta dalla cura di mio figlio e mi ha detto di portarlo a lezione con me per non perdere l’anno. È tutto perfetto. Imparo la matematica al college senza rinunciare ad avere il bimbo accanto a me. È la mia insegnante a tenerlo tra le braccia” ha scritto Sarah nel post, mostrando la foto dell’insegnante con in braccio il bambino. La studentessa ha incitato le persone a condividere il post, per incoraggiare altri insegnanti ad accettare neonati nella propria classe. “E così rassicurante sapere che ci sono professori così in questo modo” ha continuato Sarah “Non solo è una persona straordinaria, è anche una delle migliori professoresse di matematica che abbia mai avuto”.

New York. Il cartoon per bambine che vogliono diventare scienziate (firmato dalla sorella di Mark Zuckerberg). Mark Zuckerberg non è l’unico membro della famiglia ad aver lasciato il segno nella Silicon Valley. La sua sorella più giovane, Randi, ha lanciato la scorsa settimana Dot, la serie tv cartoon dedicata alle bambine che amano la tecnologia e le discipline STEM. Nel cartone animato, nato dall’omonimo libro pubblicato nel 2013, la protagonista e i suoi amici si divertono ad esplorare il mondo attraverso la tecnologia senza perdere di vista il mondo reale. Un parallelismo, questo, che Randi spera possa accadere il prima possibile: nel 2036, infatti, ha dichiarato in una recente intervista a Forbes, che spera non esista più il gender gap: “Voglio che mio figlio cresca in un mondo in cui possa lavorare per donne eccezionali”. Che Dot aiuti più bambine a sognare un lavoro in ambito STEM?

 

 

 

Pubblicato il: 11 novembre 2016
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