“Dovrei aprire la Partita IVA?”, è la domanda che ogni professionista, prima o poi, si fa: perché magari si  vuole diventare libero professionista, o magari freelance dopo tanti anni alle dipendenze. Ecco tutte le risposte.

Come aprirla lo ha già spiegato la nostra mentor Francesca Motola, ma molti dubbi aleggiano ancora attorno alla Partita Iva. Eccoli risolti.

Differenza di regimi

I regimi previsti per l’apertura della Partita IVA sono due: quello ordinario e quello forfettario, con aliquota al 5% per i primi cinque anni. Quello forfettario è utile per i professionisti che non hanno ancora percepito determinate somme annue lorde (fissate dalla Legge di Stabilità) e sostengono poche spese.

Conviene aprirla oppure no?

Non c’è una risposta che vale per chiunque: in linea generale, si può dire che al di sotto dei 5000€ non conviene. Sotto questa cifra, infatti, i costi di gestione (costi di iscrizione, commercialista e contributo INPS) potrebbero incidere pesantemente, rendendo i ricavi nulli.

Sono assunto a tempo indeterminato: posso aprire la mia Partita IVA?

Si, e anche un dipendente pubblico può farlo, a patto che non vi sia conflitto di interessi e l’attività non incida sul lavoro, a seconda dei casi. Inoltre: c’è concorrenza tra le due attività? Se la risposta è affermativa, è necessario parlarne col datore di lavoro e spulciare le clausole del contratto: potreste aver firmato una limitazione al lavoro indipendente.

Sono un dipendente ma ho la Partita IVA: quante volte devo pagare l’INPS?

Se si risulta liberi professionisti, i contributi vanno versati due volti, seppur quelli per la libera professione siano ridotti. Se invece si ha un contratto a tempo indeterminato e si risulta iscritti come Commercianti, il doppio versamento non è dovuto.

E se sono un insegnante?

Anche l’insegnamento nelle scuole o università pubbliche interferisce con l’apertura della Partita IVA, a patto che non vi sia conflitto di interessi e che l’attività venga svolta al di fuori dell’orario di lavoro. Attenzione però se si ha intenzione di percepire una borsa di studio per il dottorato di ricerca: in questo caso, dipende dall’ente che la eroga e bisogna informarsi bene!

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Pubblicato il: 23 maggio 2017
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