Così come durante il fisiologico funzionamento del team di lavoro, anche nell’eventualità di una crisi, ognuno deve fare il suo per recuperare terreno: dal manager all’assistant, i consigli per non naufragare.

Si legge spesso, nel CV, la “capacità di lavorare in squadra”, e per molti professionisti questo corrisponde al vero: il team di lavoro, ormai, è la struttura base di molte aziende, e sono le università le prime ad abituare gli studenti a collaborare, tramite progetti e concorsi. Ma il team può entrare in crisi, spaccarsi e non trovare più il suo equilibrio di produttività. Cosa fare in questi casi?
“Non è necessariamente un problema tecnico”, dice al riguardo Simonetta Pugnani, HR e editor per Risorse Umane non Umane, che continua: “molte cose possono influenzare il team: i repentini cambi di contesto a cui si è sottoposti oggi sono la causa maggiore.”
Ma ce ne sono altri…

Attenzione ai capi egocentrici

E’ necessario lavorare per un obiettivo comune, non per le richieste di un capo ermetico: questo potrebbe essere un ottimo punto di partenza. Avere un boss “yes-man” o ancora, autoritario ma non autorevole, sfalda il tessuto del gruppo, facendo emergere malcontenti e individualismo.

Ma il team è fatto di individui…

E, in periodi di crisi, è al singolo individuo che è necessario parlare, e non al gruppo: rispolverare ruoli e responsabilità è il primo passo da fare, assicurandosi che siano il linea con le volontà di tutti.

Capire tutti i punti di vista

Come nel film “L’attimo fuggente”, a volte è necessario salire sulla scrivania, non per tenere la propria lectio magistralis (abbiamo detto, niente capi egocentrici!), ma per capire i punti di vista di ognuno: impiegherà un po’ più di tempo, ma è un restauro necessario. E poi, può essere l’inizio di una nuova fase di sperimentazione, per slegarsi a vecchi schemi e rinnovare il modus operandi.

Affrontare i problemi strutturali

A volte, è nelle questioni pratiche che si trova la crisi: ritrovare mezzi e strumenti di comunicazione alternativi agli attuali può essere un buon punto di partenza. Un esempio? Dai classici Facebook e Google Calendar, ad app come FlowDock, che ricrea una intranet con stanze di discussione one-to-one o di gruppo.

Dove stiamo andando?

Ma soprattutto, il nostro scopo è ancora quello di alcuni mesi/anni fa? Un buon esame di coscienza collettiva aiuta a ri-focalizzarsi sull’obiettivo giusto, evitando di perdere tempo a inseguirne uno non più efficace.

Premiarsi

Quando si raggiunge – anche se faticosamente – un obiettivo, è necessario che l’intero team si conceda un premio, possibilmente che permetta al gruppo di diventare ancora più coeso. Non è possibile? Celebrare la vittoria tutti insieme può essere ugualmente utile a creare un ancoraggio positivo.

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Pubblicato il: 3 luglio 2017
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