Carlotta Negri, 26 anni, ha una laurea in biologia marina e un lavoro a Dakar negli uffici internazionali. Un percorso in ascesa, il suo, perché Carlotta ha sempre avuto le idee ben chiare: vuole girare il mondo, fare carriera e non perdere tempo con inutili fidanzati. Una millennial di tutto rispetto, insomma. Ma non chiamatela arrogante: lei si definisce semplicemente libera.

Avevo 4 anni quando, alla domanda “Carlotta, che cosa vuoi fare da grande?”, rispondevo, con sicurezza, “La gelataia!”. Quella certezza con cui parlavo del mio futuro faceva ridere tutti, mio padre in primis, curioso come me verso ciò che non conoscevamo. La gelateria alla fine non è diventata il mio lavoro, ma oggi ho capito che quella era una dichiarazione di liberà. In sostanza, già da piccola non mi importava del giudizio altrui: avrei fatto quello che volevo.

Anche se il mio pallino è sempre stato l’estero, dopo la Laurea in Scienze internazionali ho deciso di proseguire gli studi in Italia e mi sono specializzata in Protezione Ambientale a Torino. Ho sempre giudicato l’università italiana migliore dal punto di vista teorico e accademico, al contrario dei miei coetanei. Scelta che alla fine si è rivelata vincente: riprendendo una vecchia passione, quella della biologia marina, e abbinandola al mio background, sono diventata esperta di cooperazione internazionale per la protezione ambientale.

Dopo gli studi magistrali, sono finalmente uscita dai confini italiani: Francia, Belgio, Turchia e Senegal. E da un anno sono ferma a Dakar: un’esperienza che mi sembra bellissima e ricca di stimoli. Dakar è una città sorprendente: è sì musulmana, ma ci sono discoteche, ristoranti, surf club, laboratori di arte contemporanea. Qui, lavoro all’ufficio regionale del World Food Programme che ha la sovrintendenza di diciannove paesi dell’Africa dell’Ovest. Con il nostro lavoro, elaboriamo report di aggiornamento sull’epidemia di Ebola, che risultano fondamentali per monitorare e migliorare la situazione. Sono molto soddisfatta di essere qui, a soli 26 anni. Il mio lavoro non è iniziato con il solito stage “all’italiana” (qui non mi hanno mai fatto portare il caffé o fatto fare le fotocopie), ma ho ruoli di responsabilità accanto a uomini e, soprattutto, donne davvero straordinari. All’inizio ero un po’ intimidita: che ci facevo in mezzo a quelle donne così esperte? Poi è subentrata la curiosità. Ho colto la loro umiltà e la loro preparazione, e le donne sono diventate vere e propri modelli al pari di mio padre e delle mie amiche “toste”.

Lavoro sei giorni a settimana e resto spesso fino a tardi in ufficio. Ma non sono stanca. Certo, con questi ritmi, non posso permettermi una vita privata. A volte mi fermo, penso se non sia arrivato il momento, ma scaccio subito il pensiero: se un uomo vorrà stare con me, avrà il mio stesso stile di vita e nascerà tutto senza programmare nulla. Per ora penso alla mia carriera e resto single. E non potrei chiedere di meglio.

Pubblicato il: 23 novembre 2015
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