I numeri diffusi dall’ultimo rapporto Istat e una grande sorpresa: sempre più donne vogliono entrare nel mondo del lavoro.

Donne attive, laureate, capifamiglia. E con tanta voglia di lavorare. È questa l’immagine delineata dall’ultimo rapporto Istat “Come cambia la vita delle donne”, un’indagine che ha voluto studiare l’evoluzione dello stile di vita femminile negli ultimi 10 anni. Tante le sorprese legate al rapporto che le donne hanno nei confronti del mondo del lavoro, ecco i dati più interessanti.

Cresce l’occupazione femminile per le over 50 (ma l’Italia è ancora fanalino di coda in Europa)
Il numero di donne occupate in Italia è cresciuto di poco negli ultimi anni arrivando a toccare il 46,8%: un andamento positivo ma lento, perché penalizzato da una crisi che ha preso il via nel 2008 e sta influenzando ancora oggi questa tendenza. Non a caso, fino al 2008 la percentuale di occupate si aggirava intorno al 47,2%, scendendo nel 2014 al 46,8%. Nonostante la leggera flessione, l’occupazione femminile si è rivelata in crescita per le over 50 (+68%) e invariata per la fascia 35/49 anni; la crescita si verifica soprattutto al Nord (+3,1%) mentre cala nel meridione (-0,6%). L’Italia però si rivela ancora distante dalla media europea (59%) e da Paesi, come la Germania e l’Olanda, che vedono la percentuale di donne lavoratrici attestarsi rispettivamente intorno al 69,5% e al 68,1%.

Sempre più donne vogliono lavorare
Nell’ultimo decennio il tasso di disoccupazione è cresciuto dall’8% al 12,7%, colpendo soprattutto il centro-nord e il sud. Le donne sono quelle che hanno risentito meno (soprattutto nei primi anni) della crisi economica (il 2009 è stato l’anno in cui il numero assoluto di disoccupati superava quello delle disoccupate), ma negli ultimi anni la popolazione femminile in cerca di lavoro è cresciuta. Nel 2014 le donne che avrebbero volute entrare nel mercato del lavoro erano 3 milioni e 516 mila (contro i 3 milioni e 132 mila uomini).

Ma 10 milioni di donne rinunciano al lavoro per la famiglia
Crescono le capofamiglia (cioè coloro che, con il loro lavoro, procurano entrate economiche maggiori nel nucleo famigliare), ma 10 milioni di donne, negli ultimi 10 anni, hanno dovuto rinunciare al mondo del lavoro per farsi carico degli impegni famigliari. Gravidanza, scelte dei famigliari e impegni hanno impedito di accettare un incarico o non hanno consentito di investire come avrebbero voluto nel loro percorso professionale.

Più donne istruite (quindi più occupate)
“Negli ultimi 10 anni”, scrive l’Istat, “il lavoro è sempre più un connotato dell’identità femminile”. Cresce l’età d’ingresso nel mondo del lavoro (sia per il prolungamento del percorso di studi, sia per il periodo di crisi che vede le over 30 in cerca di lavoro): nel 2004 il tasso di occupazione delle 30/34 enni era maggiore di 13,1 punti percentuali rispetto a quello delle 50/54 enni (61,9% contro il 48,7%), mentre nel 2014 la differenza si riduce dello 0,2% (57,4% contro il 57,2%). Complice la recessione, aumentano anche i contratti part time involontari delle lavoratrici (dal 24,9% al 32,2%) portando l’Italia più vicina alla media europea (32,8%). In grande crescita, infine, il numero di donne che portano a termine il loro percorso accademico: le laureate rappresentano il 19%, mentre i laureati il 15%. Una tendenza che si traduce in una maggiore occupazione: all’aumentare del grado di istruzione continuano ad associarsi anche tassi di occupazione più alti e si riduce il gender gap (tra i laureati il gap scende a 7,4%, rispetto al 20% dei diplomati).

Boom di donne in politica e ai vertici
Importanti, infine, i numeri che descrivono la crescita delle donne nei luoghi decisionali. Grazie alle elezioni europee del maggio 2014 si ha assistito a una piccola rivoluzione rosa in politica: il 40% degli eletti è stato infatti rappresentato da donne, e rispetto a 5 anni prima la rappresentanza italiana femminile nel parlamento europeo è raddoppiata superando addirittura la media europea (37%). Boom anche nel Parlamento italiano (da 20,3% al 30,7%), nelle giunte regionali e nei Comuni. È più che raddoppiata, infine, la presenza femminile nei consigli di amministrazione, passando dall’11,6% al 22,7%.

 

Pubblicato il: 28 gennaio 2016
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