Un network di professionisti a disposizione non solo delle donne malate di tumore, ma anche dei famigliari e di tutti coloro che le circondano, con articoli, forum e videotutorial. Si chiama FraParentesi ed è la piattaforma di Cristina Agazzi e Daniela Abbatantuono nata da poche settimane grazie anche al sostegno di workHer e di Intesa Sanpaolo. Ecco che cosa ci hanno raccontato le due fondatrici.

Aiutare e incoraggiare le donne a vivere meglio la parentesi tumore, considerando l’esperienza del cancro come una parte della loro vita, una parentesi, appunto, all’interno della giornata, e non come l’unico aspetto che conta in quel momento. Nasce con questo obiettivo FraParentesi, la piattaforma digitale fondata da Cristina Agazzi e Daniela Abbatantuono a fine aprile che mette a disposizione delle utenti un network quasi tutto al femminile di circa 40 professionisti pronti a rispondere a dubbi, domande e bisogni che emergono dopo la diagnosi di un tumore grazie ad articoli, e videotutorial che spaziano dal diritto alla psicologia, passando per la bellezza e l’alimentazione. Un’idea, questa, che non è passata inosservata, tanto da essere stata selezionata come una delle cinque start up finaliste della prima edizione italiana Elle Impact2 for Women, il premio internazionale a supporto dell’imprenditoria sociale realizzato anche grazie alla collaborazione di Intesa Sanpaolo, e start up finalista della Global Social Venture Competition 2016. Abbiamo incontrato le due fondatrici e ci siamo fatti raccontare la loro esperienza, ecco che cosa ci hanno raccontato.

Come è nata l’idea di FraParentesi?
FraParentesi nasce dal desiderio di lavorare tra amiche e tra donne per le donne. E soprattutto nasce dalla volontà di colmare un gap informativo, di superare un paradigma culturale legato alla vita con il tumore. Esperienza che entrambe abbiamo fatto in qualità di paziente (Cristina) e di caregiver (Daniela). 

Qual è stato il vostro punto di partenza nel vostro percorso da startupper?
Venendo dal campo del marketing e della comunicazione, abbiamo approcciato il progetto con le modalità e gli strumenti che eravamo abituate ad usare nella nostra routine lavorativa. Quindi, siamo partite dallo studio dei documenti e dall’analisi dei dati sul cancro che è una patologia sì in aumento, ma con tassi di sopravvivenza sempre più favorevoli che, secondo noi, necessita di strumenti per garantire una buona qualità della vita. Poi siamo passate alle visite negli ospedali, al parlare con le persone che hanno vissuto o stanno vivendo l’esperienza del tumore, da cui abbiamo tratto informazioni salienti sui bisogni, le emozioni loro e dei familiari. Perché il tumore è una patologia che colpisce l’intero sistema relazionale del paziente. Il periodo dedicato al pensiero strategico e all’attività di networking è stato fondamentale e lungo, tanto che dall’idea alla concretizzazione del progetto è passato più di un anno. 

Ci sono stati momenti di difficoltà? Qual è stato l’ostacolo più difficile da superare?
Oltre alla gestione dei down emotivi (che a volte lavorando a una start up arrivano) e il dover affrontare temi di business e di imprenditorialità, certamente nuovi per due persone con un passato da lavoratrici dipendenti, la difficoltà principale è stata la creazione di un network di professionisti. Le complicazioni potevano nascere da un momento all’altro, dal momento che, a scatola chiusa, abbiamo dovuto far si che ci si potesse fidare del nostro progetto, della nostra visione della vita durante la malattia e dell’utilizzo del mezzo internet per affrontare questi temi. A queste persone, saremo sempre grate perché, senza di loro non ci sarebbe stato nulla da raccontare. 

Quali saranno i prossimi step?
Stiamo per realizzare un video con Filippa Lagerback come testimonial che ha subito accolto il progetto, cogliendone il valore sociale. La piattaforma è online da 2 settimane e adesso abbiamo bisogno di far conoscere il progetto, non solo a chi potrà trarne beneficio come le donne malate e le persone a loro vicine, ma anche a professionisti, aziende e istituzioni che vorranno contribuire e aggiungere valore. Ci piacerebbe ampliare il network di professionisti, lanciare nuovi seminari online in cui le persone da casa possono interagire con i professionisti e, perché no, organizzare anche eventi sul territorio. E poi: allargare le tematiche ad altre categorie di persone con bisogni precisi, come gli under 20, le donne con tumore al seno metastatico e gli uomini. La nostra speranza è di diventare un punto di riferimento per chiunque riceva la diagnosi di tumore e desideri trovare informazioni semplici, utili ed empatia.

Che cosa manca, secondo la vostra esperienza, alle donne che vogliono dare vita a una propria start up?
La facilità di accesso ai fondi, soprattutto se si decide di lavorare in ambito sociale. I fondi non solo danno la possibilità di avere le risorse chiave per lavorare ad un progetto, ma la possibilità di avere visibilità. È decisamente complicato sapere come muoversi tra bandi, sovvenzioni e fondi anche e soprattutto perché non esiste un “contenitore” unico dove trovare indicazioni. Inoltre, soprattutto quando si arriva da background professionali in multinazionali, è necessario un cambio di mentalità ma anche ricevere informazioni nuove che, fino al giorno prima, non si sapeva neanche di avere bisogno. In questo senso, non c’è una formazione codificata presente in ogni città. E neanche un posto virtuale per orientarsi. O se esiste, è difficile intercettarlo. Fortunatamente invece, rispetto alla rete e al supporto tra donne e all’acquisizione di competenze nuove necessarie per affrontare una vita da imprenditrice, in alcune città stanno nascendo realtà di supporto come workHer, da cui noi stesse abbiamo tratto beneficio partecipando all’incontro tenuto lo scorso 28 ottobre nella filiale di Intesa a Milano, che ci ha dato il là per iscriverci al nostro primo bando (a cui siamo arrivate in finale) che ci ha inserito in un percorso di learning importantissimo.

 

Pubblicato il: 23 maggio 2016
Categoria:
COMMENTA

Devi essere registrato per poter lasciare un commento

RICHIEDI UNA MENTORSHIP

Le Mentor sono donne che hanno raggiunto posizioni lavorative appaganti e che mettono a disposizione il loro tempo e la loro esperienza in un percorso di mentorship a carattere personale e totalmente gratuito.

Anna Maria Ricco
Responsabile Real Estate Italia Gruppo Unicredit
Manuela D\'Onofrio
Head of Global Intestment
Marianna Martinoni
Fundraiser
Paola Poli
Consulente, Imprenditore

Scopri