Non molte bambine dichiarano di voler fare il chimico, e Chiara non era certo un’eccezione: la sua passione l’ha coltivata con lavoro e sudore fin dall’università. Dopo un’esperienza di due anni a Londra, è tornata in Italia con le idee ben chiare: farsi valere in un ambiente maschile e gestire da sola il suo tempo in ufficio. Le soddisfazioni? Tante. L’equilibrio? Precario, ma “la vita è un elettrocardiogramma…”

Alla domanda “Com’è nata la tua passione per la chimica?”, Chiara Franzini Cappelletti, Project Manager con una laurea in Chimica Industriale, risponde con molta serenità: “Non sono molte le bambine che dichiarano di voler fare il chimico! Però sono sempre stata portata per le materie scientifiche. Quando dovevo intraprendere l’università, anche se ero appassionata di storia antica e medievale, ho scelto chimica: non una scelta obbligata a causa del mercato del lavoro, ma ponderata, di cuore e di testa”. Ed è così che inizia il suo percorso Chiara, passando cinque anni della sua vita tra formule e libri. “Uscivo pochissimo. L’università è un lavoro, e per la prima volta lo puoi scegliere tu. Mi dividevo tra lezioni – in certe facoltà la frequenza è obbligatoria – e i laboratori. Mi sono laureata in meno di cinque anni e facevo una pausa solo durante il mese di agosto… è stata dura, alcune notti ho ancora gli incubi.” Insomma, Chiara è la dimostrazione che le STEM non sono materie ostiche per le ragazze: “Se parliamo di biologia, farmacia, chimica, matematica, non ci sono barriere. L’ingegneria è diversa, bisogna essere appassionati anche al di fuori delle aule universitarie.”

Passano cinque anni, e Chiara si trova di fronte alla sfida che qualsiasi ragazza della sua età si trova ad affrontare: trovare lavoro. E non solo: trovarlo in un ambiente mediamente maschile (“ma non maschilista”, puntualizza lei), facendosi valere. “Il mio mestiere mi ha insegnato ad avere coraggio: io uso le tecnica del ‘buttarsi a pesce’; per il mio primo lavoro cercavano un ingegnere meccanico, e io ero un chimico neolaureato. In altre aziende mi hanno assunta perché sapevo gestire progetti, più che per le mie competenze tecniche: forse non sembra, ma anche nelle STEM le soft skills sono importanti. Ho imparato tantissimo, anche grazie al capo giusto che è stato il mio mentore fin dall’inizio”. E a proposito di maschilismo, Chiara aggiunge: “Può capitare, ma non è la regola. Quando ho preso in mano il mio primo progetto, molti si aspettavano un coordinatore, piuttosto che una coordinatrice. Spesso per telefono mi prendevano per la segretaria e mi chiedevano di passargli il responsabile! Ma, a parte un primo momento di imbarazzo (‘Guardi che il responsabile sono io!’), emerge solo la competenza e quella viene apprezzata.”

In Italia, Chiara impara le basi, ma dopo un po’ non le basta più: “Volevo fare il formulatore chimico, ma la mia azienda non mi dava molta possibilità di crescita. Così, appena c’è stata la possibilità, sono volata a Londra alla BP Global, una società operante nel settore energetico”. Lì Chiara diventerà un formulatore, arricchirà il suo curriculum, ma imparerà qualcosa che diventerà parte integrante del suo futuro: il lavoro flessibile. “In Inghilterra non esiste timbrare a una determinata ora. Avevo il lusso del tempo: potevo organizzare il lavoro in base al progetto che stavo seguendo, e restavo in laboratorio dalle tre alle dieci ore, in base ai miei impegni”. Ma ora che è tornata in Italia? “ Sono tornata perché l’Italia mi mancava. Cerco di chiarire sempre subito la questione ‘tempo’ in sede di colloquio: questa pratica non è molto diffusa da noi, anche a causa dei contratti di lavoro nazionali. Ma, nonostante questo, ho trovato responsabili HR competenti e spesso sono stata assunta come quadro.”

Il suo lavoro? Sportivo, frenetico, “sempre in prima linea”, come dice lei. “E’ stimolante, ma bisogna essere portate: non vado di certo in azienda con tacco e trucco, la manicure non so nemmeno cos’è, ma quante soddisfazioni! I miei colleghi credono in me, ho imparato a dar valore alla mia parola e a essere sicura di ciò che so. Essere uomo o donna non c’entra nulla: nessuno mi ha mai detto ‘non farlo perché sei una donna’, anzi a volte sono io a chiedere una mano (alcuni attrezzi sono pesantissimi!). E i colleghi sono tutti carinissimi: nessun energumeno rissoso come si potrebbe pensare!”

 

est chiara cappelletti

 

Progetti per il futuro? “Allontanare quel bruttissimo vizio che abbiamo noi donne: sminuirci. Ancora, dopo alcuni anni di esperienza, se devo chiedere un aumento provo il discorso davanti allo specchio per due settimane. Dobbiamo imparare a essere più spavalde! Gli uomini lo sanno fare, e infatti fanno più carriera. Non è una questione di intelligenza: bisogna essere coraggiose e capire che la nostra parola non vale meno di quella di un uomo, a parità di competenze.” E come te la cavi con il work-life balance? “Mi sono sposata da poco, e sono sorte alcune problematiche a cui prima non pensavo minimamente. Ma mio marito mi sostiene tantissimo, e pian piano sto imparando a gestire tutto al meglio. E’ un continuo su e giù, ma va bene così, troverò il mio equilibrio. Qualcuno disse: la vita è un elettrocardiogramma, se è piatta vuol dire che siamo morti. E sapete una cosa? Io ci credo tantissimo.”

Pubblicato il: 3 marzo 2016
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