Valeria Miccolis è una neomamma che ad aprile di quest’anno ha pensato bene di mettersi in gioco durante la maternità. Partendo da alcune esigenze personali, ha sviluppato un’app geolocalizzata che aiuta tutte le mamme a trovare luoghi bimbo-friendly dove poter cambiare o allattare il proprio bambino. Dare vita al progetto non era semplice, ma Valeria ce l’ha fatta. Merito anche della sua esperienza con alcune mentor di workHer.

Una community in grado di mappare “dal basso” luoghi che mostrano particolari attenzioni per i bambini e i loro genitori, dove è possibile soddisfare le esigenze fondamentali del piccolo (dal cambio pannolino all’allattamento) lasciando alla mamma la libertà di scegliere dove andare. È Baby Pit Stoppers, un progetto nato ad aprile di quest’anno dall’idea di una neomamma, Valeria Miccolis, che è riuscita a unire competenze acquisite durante il suo lavoro (account executive in Nielsen) alle nuove necessità da mamma. L’abbiamo intervistata, per capire meglio come è riuscita a dare vita alla sua idea e il ruolo che ha avuto workHer per poterla concretizzare. Ecco cosa ci ha detto.

  1. Come è nata l’idea di Baby Pit Stoppers?

Baby Pit Stoppers nasce da un’esigenza personale: a febbraio di quest’anno, passate le prime settimane dalla nascita del mio bimbo, ho ripreso a uscire con alcune amiche del corso pre-parto e abbiamo iniziato a guardare la città con occhi diversi rispetto a prima. Spesso avremmo desiderato conoscere in anticipo i locali dove avremmo potuto allattare o cambiare i nostri piccoli e ci rendevamo conto che finivamo sempre negli stessi posti. Per non parlare di quando ci capitava di entrare in locali apparentemente bimbo-friendly che poi non offrivano le giuste attenzioni ai più piccoli. Così mi è venuta questa idea. E ho iniziato a lavorarci.

  1. Ci racconti come il progetto ha preso forma?

Ho scelto di partire da una risorsa spesso sottovalutata: la community di mamme, che poi si è rivelata il cuore dell’idea. Così ho condotto numerosi panel informali (deformazione professionale per me, che sono Account Executive in Nielsen) per arrivare a selezionare i quattro servizi fondamentali da mappare con Baby Pit Stoppers (allattare, cambiare il pannolino, scaldare il biberon e accedere con passeggino). Per quanto riguarda il resto, ho buttato il cuore oltre l’ostacolo: ho aperto la pagina Facebook Baby Pit Stoppers per verificare l’interesse al progetto e in meno di una settimana avevamo già raggiunto le 600 fan! Nel mentre ho iniziato a contattare le blogger e a scrivere alle radio senza aver mai redatto un comunicato stampa; ma la mia grande chiarezza in termini di vision e mission ha pagato, i riscontri mi hanno convinta a sviluppare un’applicazione.

  1. Il momento più difficile?

Il momento più difficile è arrivato quando ho raggiunto una certa soglia di stress, soprattutto verso fine giugno, quando ancora mi occupavo praticamente sola della totalità del progetto. Lavoravo a ritmi serrati per lo sviluppo dell’app, la promozione del progetto, l’ampliamento della community e una gestione più efficace dei social media interessati. Poi, per fortuna, Maria Della Rizza, la nostra attuale Community Manager, ha deciso di unirsi al progetto, coinvolgendo in poche settimane oltre 350 gruppi di mamme e continuando ancora oggi ad ideare nuovi modi per portare lontano Baby Pit Stoppers.

  1. E poi arriva workHer…

WorkHer è stata una scoperta sensazionale: la possibilità di entrare in contatto rapidamente (e dunque tempestivamente!) con professioniste esperte negli ambiti su cui mi sentivo più acerba mi è stata di grande aiuto. Cercavo qualcuno esperto di comunicazione web e social media che potesse spiegarmi le dinamiche fondamentali. Ho avuto il piacere di confrontarmi quasi un’ora al telefono con Karen Nahun, digital director DeAgostini Libri, e l’onore di ricevere un supporto eccezionale da parte di Maura Riva, social media strategist, supportandomi nella redazione del mio primo comunicato stampa.

  1. Prossimi passi? Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Il nostro obiettivo è rendere la community Baby Pit Stoppers solida, autonoma e capace di camminare con le sue gambe. Vorrei che ogni neo-mamma (o neo-papà, nonno, tata) sentisse parlare di Baby Pit Stoppers da almeno tre persone a lei vicine entro le prime 6 settimane dalla nascita del suo bimbo e la sfruttasse immediatamente per sentirsi più libera nei suoi spostamenti in città e in giro per il mondo. Stiamo consolidando la rete di associazioni aderenti al progetto e, in ultimo, ma non meno importante, è in programma la versione multilingue della web app www.babypitstoppers.com.

Pubblicato il: 1 ottobre 2015
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