Dopo 19 anni in azienda, Graziella Ridolfo decide di liberarsi “dal senso di oppressione forse mai provato prima” e di lasciare il suo lavoro. Poi, quando ha iniziato a chiedersi che cosa le sarebbe piaciuto fare, ha deciso di seguire la sua passione per la lettura, e ha aperto una libreria che offre ai suoi clienti la felicità. Ecco la sua storia. E alcune best practice che l’hanno aiutata a realizzare la sua idea.

di Shamiran Zadnich 

Nel 1990 capitava ancora di diplomarsi e trovare un lavoro nel giro di pochi mesi. Un lavoro vero, in un’azienda solida, Bialetti. E perfino di far carriera. Di passare cioè dall’essere l’ultima arrivata in ufficio a rivestire incarichi di un certo prestigio, passando pure dall’esperienza della maternità. Questione di temperamento: ambizione e perseveranza, forza di volontà e capacità di lavorare per obiettivi. Insomma, il Capricorno perfetto. A 30 anni Graziella è segretaria di direzione, l’impegno è grande ma gratificante, si tratta di collaborare a stretto contatto con la dirigenza, con i responsabili delle risorse umane e con il marketing. Superlavoro e trasferte. Poi arriva la crisi economica e la fatica di consegnare le lettere di licenziamento alle ragazze con cui ha mosso i primi passi in azienda, colleghe, amiche di cui si conoscono le vite, i problemi, le necessità. Subentra il malessere, un senso di oppressione forse mai provato prima. Dopo 19 anni di vita aziendale, decide di uscire, di andarsene. Per un anno e mezzo diventa segretaria di un’associazione sportiva ma essere libera alle 5 del pomeriggio per chi dà tutto se stesso nella professione – da vero Capricorno – significa annoiarsi, soffocare, intristirsi.

Ci voleva la suocera e i suoi corsi all’Università della Terza Età per dare una svolta agli eventi: anziché avviarsi a diventare una quarantenne che lavora per hobby, l’incontro con Patrizia Dossi, Counselor in Psicosintesi Educativa ed Astrologa Umanistica e le sue lezioni producono il terremoto che mancava nella sua vita, la possibilità di chiedersi finalmente “ma io, cosa voglio davvero fare?”.

Qualche scossa nella vita ci vuole, soprattutto quando si ha sempre agito con un grande senso di responsabilità, derivato anche dal fatto di essere la prima di tre sorelle cresciute con una mamma separata. Significa essere consapevole di dover far bene, per dimostrare al mondo che nonostante le difficoltà , le figlie di Lucia hanno studiato, trovato un buon posto, sono insomma diventate delle brave ragazze. Forse un po’ a scapito di leggerezza e creatività.

La risposta per Graziella è semplice: leggere. Le è sempre piaciuto, fin da bambina. Come trasformare in un lavoro questa passione? Prima indaga sull’opportunità di diventare socia di una libreria ma dopo aver fatto i conti, bilanci alla mano (la formazione aziendale è servita, il marito consulente finanziario pure), opta per un franchising. Ma anche in questo caso non è pienamente soddisfatta.

“Volevo qualcosa di mio. E ho visto un negozietto sfitto, in una piazza dove non passo mai ma che sta proprio dietro al luogo dove invece parcheggio sempre. Insomma, è bastato cambiare strada per trovare quel che cercavo. La sincronicità di cui parla Jung …”.

In due mesi ha aperto la libreria EvolvoLibri, ha riempito gli scaffali di testi sul benessere e la spiritualità – il mio spirito, la mia mente, la mia anima, così li ha intitolati – e ha potuto constatare quanta fame di argomenti del genere abbiano le persone. Così ha organizzato incontri in libreria con psicologi, con la sua mentore Patrizia Dossi, con gli autori. Eppure, mancava ancora qualcosa.

“Continuavo ad imparare, ad andare a scuola, a leggere e a proporre ai clienti saggi per lavorare sull’introspezione, sulla conoscenza di se stessi. Mancava il romanzo, cioè la costruzione creativa di storie, l’intreccio di vite. La passione”.

Il caso – ancora una volta! – porta Graziella a imbattersi – e a sbattere – nell’Accademia della Felicità di Milano dove si organizzano master di book coaching. Le si apre un mondo, comprende l’importanza della narrazione sincera, della possibilità di portare alla luce i nodi relazionali attraverso scrittura e lettura, di quanto un romanzo possa liberare la mente, far conoscere il mondo.

Adesso sono una book coach, in pratica una libraia libroterapeuta, organizzo serate a tema partendo dai romanzi di Irene Nenmirovskij, Franz Kafka, Patrick McGrath ma anche Fabio Volo e Paulo Coelho. Si affrontano in gruppo temi sensibili come il rapporto genitori e figli, il denaro, la follia, la disabilità. I libri possono essere una salvezza, i lettori della mia libreria me lo confermano ogni giorno – è la mia storia, mi dicono, è capitato anche a me. I libri capitano, si incontrano al momento giusto, si scelgono senza sapere il perché e poi si rivelano preziosi. Basta una frase e ti cambiano la vita”.

 

BEST PRACTICE:

  1. Rispettare i propri sentimenti. Si può lavorare tanto e con profitto senza pagare le conseguenze emotive delle ingiustizie altrui.
  2. Quando si parte alla ricerca di qualcosa significa che si è pronti per il cambiamento. Mai tornare indietro.
  3. I libri sono terapeutici: ascoltare se stessi e gli altri è necessario per proporre la cura migliore.
  4. Affidarsi a un consulente finanziario: quando si attraversa una fase di grande e inaspettata creatività è vietato prendere una svista.
Pubblicato il: 21 febbraio 2017
Categoria:
Caterina Vallini 10 aprile 2017 alle 14:58

che meraviglia, quanta “invidia” in senso buono naturalmente… io sono in una fase intermedia del tuo percorso: sono a casa, so che vorrei tanto fare qualcosa di mio, ho mille idee ma non riesco a fare chiarezza… e non so proprio cosa e come fare!

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