In un mondo che corre sempre più veloce, l’idea che le nuove generazioni possano intraprendere la strada dei “vecchi mestieri” non viene presa minimamente in considerazione. Sembra, infatti, che siano più cool e “sul pezzo” i giovani che puntano a un certo tipo di carriera professionale; dal marketing alla comunicazione, dal coding all’organizzazione di eventi. Eppure un dato in controtendenza c’è: il numero di ragazzi che, conclusa la carriera universitaria, decide di cimentarsi in mestieri che sembrano ormai superati. Basta buttare un occhio sulle strade di Palermo, dove sono tornate le lustrascarpe (quasi tutte laureate!) o nel Salento, dove Lorenza de Giorgi ha trasformato una semplice passione nel lavoro che desiderava.
Oggi vi raccontiamo di Alice che – con il suo ambizioso progetto – ha trasformato Pratosopralacroce, un paesino dell’entroterra ligure, in una bomboniera che vale la pena di essere conosciuta e valorizzata. Ecco cosa ci ha raccontato!


Sei giovanissima ma hai già le idee chiare. Una laurea in servizio sociale e il coraggio, da un giorno all’altro, di cambiare rotta. Quale il momento in cui ti sei detta “ok, ho intrapreso la strada giusta”?

E’ iniziato tutto per gioco. Da poco laureata in servizio sociale, decisi di preparare l’esame di Stato per entrare all’interno dell’Albo B dell’Ordine degli Assistenti Sociali. Nonostante le numerose soddisfazioni, c’era qualcosa dentro di me che mi rendeva insoddisfatta. Sentivo che quella solita routine: casa, studio, viaggi in treno, esami e lezioni mi cominciava a stare stretta. Mia nonna, ormai 95enne, aveva due proprietà private che negli anni, invece di aiutarla economicamente, la stavano distruggendo a causa di inquilini incivili che non pagavano gli affitti e guastavano puntualmente gli appartamenti. Un pomeriggio decisi di andare a visitare uno dei due appartamenti. Non nego che nel vederlo ho pensato“ Davvero bello, un peccato non sia sfruttato”. Con il passare dei giorni, l’idea di quell’appartamento continuava a tornarmi in mente: troppo bello ma così trascurato. Un sabato mattina, insieme al mio ragazzo, partimmo armati di pennelli, latta di bianco per iniziare la nostra opera di restauro. Alternavo lo studio settimanale ai lavori di pittura nel week end con soddisfazioni che continuavano ad arrivare: passai anche il tanto temuto Esame di Stato. Con l’arrivo di agosto finimmo l’appartamento: scattai qualche foto e caricai tutto online: quel giorno ebbi la bellezza di 10 prenotazioni che mi avevano riempito l’intero mese fino a settembre. Non ci potevo credere. Passava il primo ospite e mi faceva i complimenti per la casa, passava il secondo e mi ringraziava per avergli fatto conoscere un posto così bello ma allo stesso tempo così poco conosciuto e così via. Il tempo trascorreva e le risposte erano solo che positive, andando avanti non cresceva solo la domanda ma crescevo anche io come persona perché ogni giorno scoprivo qualcosa in più di me stessa, del rapportarmi con altri individui, con altre culture, e altri modi di vivere. Era un modo per scoprire anche qualcosa in più sul paese in cui ero nata ma in cui non avevo mai “vissuto” davvero.

                 


Che cosa hai scoperto del tuo paesino d’origine e che non avevi mai notato?
Ho scoperto che a Prato Sopralacroce e nei suoi dintorni vi sono dei veri e propri tesori nascosti; a partire dalle rovine di una chiesa nel bosco risalente all’anno 1000; una cascata; una sorgente di acqua minerale ferruginosa (tra le uniche in Italia!); i cavalli selvaggi del monte, il Volto Megalitico – una tra le sculture rupestri più grandi d’Europa- ; la Pietra Borghese: un’enorme massa rocciosa di un colore che varia dal grigio/verde al verde scuro/nero di una particolare composizione fisica; il Monte Aiona; un faggio secolare e i bellissimi e caratteristici laghi di Giacopiane. Il tutto a pochi minuti dall’appartamento, tenendo anche presente che in soli 35/40 minuti si può arrivare anche al mare. Forse è proprio in quel momento, nel vedere le meraviglie che circondavano la mia quotidianità che capii cosa volesse dire libertà e soddisfazione. Si, da quel momento capii che prendermi cura dei due appartamenti di mia nonna sarebbe stato il mio obiettivo, la “mia strada giusta”.

           

 

Nel tempo hai trasformato un paese piccolo e sconosciuto in un interessante luogo di ritrovo e accoglienza. A livello di business plan come hai valutato la possibilità economica? Hai avuto un supporto dal comune, hai partecipato a dei bandi?
A livello di business plan mi gestisco tutto in piena autonomia, non ho mai avuto aiuti da nessun tipo di ente e non ho mai partecipato ad alcun bando. Collaboro, dove possibile, con un Consorzio del territorio e sono inserita tra le “strutture amiche dei cavalli selvaggi dell’Aveto” in cui, durante la bella stagione, vengono organizzate delle vere e proprie escursioni di Wild Horse Watching ma per il resto, fino a questo momento, non ho riscontrato opportunità, bandi e supporto. La cosa che mi dispiace di più? Il fatto che non venga data la giusta importanza al turismo nell’entroterra. La Liguria è ricca di panorami e bellezze naturali che non riguardano solo i tipici e scontati posti marittimi a cui siamo abituati. Ci sono tesori nascosti che meritano una considerazione e una maggiore valorizzazione. Gli enti locali fanno il possibile, dove possono mi aiutano e mi agevolano, ma proprio a livello burocratico, si finisce per perdere l’entusiasmo di far le cose e mettersi in gioco. Sono autodidatta in tutto per tutto, mi promuovo da sola con tanta fatica e determinazione; cerco di mettermi quotidianamente in contattato con persone nuove per provare ad assicurarmi nuove iniziative ed opportunità, questo è il mio piccolo mondo.

 


Sono tanti i ragazzi che oggi decidono di tornare a fare i “mestieri di una volta”. Forse perché si sentono liberi di poter seguire ciò che li appassiona e non ciò che li rende cool agli occhi degli altri. Tu come ti spieghi questo interesse?
Io penso che questo non sia “il mestiere di una volta” ma una vera e propria opportunità per il mio futuro, penso di essere in una zona davvero poco conosciuta e già solo questo per me è una bellissima sfida. Far conoscere a tutti Prato Sopralacroce è molto difficile, ma nel mio piccolo cerco di fare qualcosa di concreto. Ogni mio ospite mi dà la forza, una ragione e l’interesse per andare avanti: qualcuno mi lascia il suo contatto, qualcun altro mi mette in contatto con amici, associazioni, gruppi di viaggio per il turismo eco sostenibile, turismo nella natura, turismo tra mare e monti… Insomma mi si sono aperti tanti piccoli mondi che io amo e che non sapevo esistessero. Credo che il turismo sia un “organo” che non fallirà mai e se praticato bene può solo che crescere. Faccio il mio lavoro con passione e amore, mi gestisco come voglio, apprezzo i consigli e adoro imparare sempre qualcosa di nuovo da ogni esperienza sia a livello lavorativo che a livello umano. Cosa c’è di più bello?

 

Ora raccontaci un po’ in cosa consiste il tuo progetto “Le case di Alice”.
Ad un certo punto mi sono convinta a creare l’affittacamere: “La casa di Alice” e iniziai a mettere a posto un’altra casa di proprietà della mia famiglia: una villetta indipendente con un grande bosco-giardino in cui scorre un piccolo ruscello e al piano terreno si trova un antico mulino, in cui miei nonni un tempo macinavano le castagne (ancora oggi visitabile). Stesso iter del primo appartamento: passarono i giorni, i mesi e riuscii a finire finalmente i lavori. Il mio progetto consiste nel far conoscere ed apprezzare a tutti Prato Sopralacroce, il mio piccolo paesino di campagna. Un tempo fu la prima stazione idroclimatica di tutto l’Appennino ligure e venne considerata come meta rinomata da parte di scienziati e figure di spicco del passato, come il celebre professor Luigi Devoto che la considerò un luogo unico per il suo alto valore climatico e idrologico. Proprio per questo, Devoto affermò che “per trovare una località come Sopralacroce, di mezza montagna, dal clima sedativo e ricostituente, con un’acqua acidulo-ferruginosa bisogna passare il confine (….) e l’individuo sofferente per insonnia, per anemia, per esaurimento, rapidamente si rinnova in questa località”. Ancora oggi Prato Sopralacroce mantiene tutte queste preziose caratteristiche. Io con le mie due casette voglio offrire a tutti un soggiorno piacevole e disintossicante: in cui chi abita in città possa ritrovare se stesso e conoscere un luogo nuovo, che merita assolutamente di riacquistare la fama che aveva in passato!

Per conoscere meglio il progetto “Le case di Alice” e contattare direttamente Alice Signaigo, ecco gli indirizzi ufficiali:
Sito internet
Pagina Facebook

 

                   

Pubblicato il: 19 maggio 2017
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