Insegnare, affiancare docenti, correggere tesi: la carriera universitaria è un percorso affascinante e di prestigio, ma spesso molto difficile. Da dove cominciare? Quali step seguire? Ecco i tre punti salienti e le prospettive di carriera.

Si chiama Valentina Cattivelli, ha 29 anni e qualche mese fa è finita sotto i riflettori per essere una delle docenti universitarie più giovani d’Italia: molta fortuna, dice lei, ma anche competenza e passione. Perché sì, la passione è fondamentale per intraprendere la carriera universitaria: stare dall’altra parte della cattedra può essere stancante, ma sicuramente stimolante. Vediamo quindi quali sono gli step per diventare docente universitario.

Studying never ends

Finalmente la tanto agognata laurea è arrivata, ma avete ancora sete di studio? Il dottorato di ricerca potrebbe fare al caso vostro: ha una durata minima di tre anni e di massimo cinque. Concordando con il proprio docente di riferimento un argomento, si sceglierà uno studio specifico da intraprendere, seguito da articoli e pubblicazioni su riviste specializzate. Nel frattempo, si potrà affiancare il docente durante le lezioni e capire i metodi di insegnamento più efficaci.

La fase di ricerca

Superata questa fase, si diventa ricercatori: l’attività di ricerca si svolge spesso in centri specifici, luoghi stimolanti dove trovare un progetto interessante al quale dedicare gli anni successivi  (condizione fondamentale per uno scatto di carriera). Anche la fase dell’insegnamento entra nel vivo: in questo periodo si affiancheranno gli studenti per aiutarli nella redazione delle tesi, si potranno tenere lezioni senza alcun supporto o diventare tutor. Dopo tre anni, e solo dietro lo svolgimento di un test, si diventa ricercatori confermati.

Il concorso pubblico

Ci siamo: con il superamento del concorso pubblico, si può finalmente diventare professore associato. Un ruolo prestigioso all’interno dell’università, che permette di poter insegnare per un massimo di 350 ore annuali. La massima carica della docenza universitaria, infine, è quella di professore ordinario, previo superamento di un secondo concorso pubblico. E’ importante tuttavia specificare che spesso i passaggi intermedi non avvengono: è possibile diventare docente ordinario (o a contratto) subito dopo la fase di ricerca, come è successo a Valentina.

Quali prospettive?

Carriera universitaria fa spesso rima con prestigio, ma non è tutto rose e fiori: le gratificazioni economiche, infatti, sono solitamente le ultime ad arrivare. Durante il dottorato di ricerca è possibile accedere ad una borsa di studio il cui ammontare mediamente si aggira ad una cifra mensile simile allo stipendio di un neoassunto. Nonostante i luoghi comuni, tuttavia, l’Italia è uno dei paesi con la più bassa quota di laureati (solo il 22,3%, fonte Anvur). Di questi, solo pochissimi scelgono di proseguire gli studi di eccellenza. Le cause? Sicuramente il minor investimento nel diritto allo studio degli ultimi anni: l’Italia spende il 30% in meno per i suoi laureati rispetto agli altri paesi Ocse. Nonostante questo, i ricercatori italiani sono tra i più apprezzati per competenze e metodica, come conferma l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario. E’ stato comunque dimostrato, nello stesso rapporto, che più l’istituto universitario investe in ricerca, più sono alte le possibilità di carriera. Tuttavia, una cosa è certa: tra i ricercatori più influenti al mondo, ben 55 sono italiani.

Pubblicato il: 19 maggio 2016
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