Hai scelto un percorso accademico umanistico e non ti senti all’altezza del mercato del lavoro? Stanca di sentirti inferiore a ingegneri e business men in un mondo invaso dalla tecnologia? Oggi le aziende puntano sulla creatività e sul giusto equilibrio tra le varie forme di intelligenza. Ecco come garantire un valore aggiunto alla competitività aziendale!


I robot più sofisticati garantiscono delle performance sbalorditive e superano di gran lunga in velocità quelle umane ma peccano di certo di abilità creative, fondamentali nel contesto lavorativo attuale.
Infatti, l’accumularsi di nuovi prodotti e tecnologie richiede sempre di più capacità di innovazione e un livello di creatività che nemmeno gli automi d’ultima generazione possono assicurare.
Un recente rapporto del World Economic Forum ha cercato di indagare con alcuni esperti HR quali saranno le competenze più richieste dalle aziende a livello globale.
Il verdetto dei  recruiter? Ecco la lista delle top 10 skill individuate per il 2020:

  • Complex Problem Solving
  • Critical Thinking
  • Creativity
  • People Management
  • Coordinating with Others
  • Emotional Intelligence
  • Judgement and decision making
  • Service Orientation
  • Negotiation
  • Cognitive Flexibility

 

La facoltà di complex problem solving rimane in cima alla lista, seguita dalla creatività, competenza che è passata dalla decima posizione del 2015 al terzo posto nel ranking previsto per il 2020.
Ulteriore novità: l’intelligenza emotiva è una skill che figurerà sicuramente fra le  più ricercate dalle aziende. In effetti, le imprese di tutto il mondo stanno sempre più realizzando quanto l’emotività e tutto il ramo delle cosiddette soft skill costituiscano un bagaglio di competenze fondamentali per la produttività di un’azienda.

In un articolo comparso sul Sole 24 Ore Marinella De Simone, presidente dell’associazione di promozione sociale Complexity Institute afferma “oggi è necessario che l’intelligenza manageriale si parametri a delle nuove metriche, non più individuali ma di tipo relazionale: qualitative, circolari, plurilivello e multidimensionali”.
Qual è dunque la ricetta ideale per garantire best practices in ambito aziendale? Saper individuare un organico in grado di equilibrare i multiformi aspetti dell’intelligenza umana.

Il Complexity Institute ha individuato quattro tipologie d’intelligenza relazionale, un tipo di impostazione mentale che sta assumendo un ruolo sempre più cruciale con l’avvento della Quarta Rivoluzione Industriale.
Vediamo quali sono:
La prima tipologia, quella delle intelligenze relazionali interpersonali si suddivide nella già citata intelligenza emotiva, che si focalizza sulla facoltà di riuscire a calibrare in modo costruttivo le proprie emozioni nella relazione con l’altro, e quella sociale che si manifesta nel riconoscimento dei ruoli sociali e del ruolo del singolo all’interno di un determinato gruppo.

L’altro grande insieme di intelligenze relazionali individuate si definisce eco-sistemica e si suddivide in intelligenza percettiva e collettiva. Mentre l’intelligenza percettiva rispecchia la facoltà di riconoscere nell’immediato le dinamiche relative ad un determinato contesto, l’intelligenza collettiva è la capacità di individuare l’evoluzione nel tempo di una particolare situazione nella quale si riconosce un determinato gruppo.
Al differente mélange di queste tipologie intellettive corrispondono vari stili di gestione aziendale, dove il lato umano viene sempre ricercato e valorizzato.

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Pubblicato il: 31 maggio 2017
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