Poche settimane fa Johannes Haushofers, professore di Psicologia di Princeton, ha pubblicato su Twitter un curriculum con gli insuccessi della sua carriera. Il messaggio? Anche i più piccoli fallimenti possono diventare opportunità di crescita. Ti bastano pochi, semplici passi. Eccoli.

È apparso poche settimane fa su Twitter e ha fatto il giro di tutto il mondo. Diventando virale in pochissime ore: Johannes Haushofers, professore di Psicologia di Pricenton, ha pubblicato sul proprio profilo un tweet con un curriculum particolare. Un contro-curriculum che al posto dei traguardi raggiunti elencava i fallimenti della sua carriera. Il messaggio: anche i più piccoli insuccessi possono diventare opportunità.

A chi non è capitato, dopo un insuccesso personale o lavorativo, di gettare la spugna? Sin dalla scuola elementare veniamo educate a considerare i fallimenti come qualcosa che dipende da noi, anziché dalle circostanze. I passi indietro, i tentativi non riusciti, diventano occasioni per dirci che non siamo in grado di fare qualcosa, come quando le maestre ci dicevano che non eravamo portate in matematica, o in italiano. Per fortuna, la conoscenza di noi stesse e delle sfide di ogni giorno sta però cambiando, e il fallimento non è più visto come la prova delle nostre incapacità, ma come la prova che è il procedimento a essere sbagliato.

Ron Burr, un imprenditore digitale americano, dice che il fallimento non è la fine del mondo, è soltanto un’opportunità per imparare. Quando qualcosa va storto, Burr suggerisce di insistere, di cercare un’altra strada per ottenere il risultato che si vuole. È un po’ come diceva Albert Einstein “la follia è continuare a fare sempre le stesse cose aspettandosi risultati diversi”. Se scopri di essere sulla strada sbagliata verso un obiettivo, allora cambia strada. Torna indietro ai primi passi, e domandati per ciascuna decisione presa: è quella giusta? C’è un altro modo di arrivare dove voglio arrivare? È da lì che si impara ad imparare di nuovo.

Non è un gioco di parole: a volte si può tornare a imparare invece che pretendere di sapere tutto. Mario Alberto Catarozzo, un coach, afferma infatti che il peggior nemico del successo non sono i fallimenti, che ci sono per tutti, ma i pregiudizi, la convinzione di sapere come sono andate le cose, e che nulla si può fare per cambiarle. Per vedere i fallimenti nella giusta prospettiva bisogna sviluppare una certa resilienza, un’adattabilità a ogni cambiamento di rotta: prima di tutto bisogna imparare a distinguere tra le cause esterne dei fallimenti, che non dipendono da noi, e le cause interne, tra cui sì, ci sono anche i nostri errori. Per analizzare serenamente i propri fallimenti, poi, Burr suggerisce di vedere il proprio percorso come un esperimento, consapevoli del fatto che spesso gli esperimenti vanno male. È così che cambia il modo di vedere il proprio percorso o la propria carriera.

Per sviluppare un distacco sereno di fronte ai fallimenti, puoi fare come Johannes Haushofers: accanto al tuo curriculum ufficiale, con i successi e le conquiste, metti un curriculum delle occasioni perse, dei fallimenti affrontati lungo la strada. Non devi mostrarlo a nessuno, ma ti darà una visione più completa di te stessa, facendoti capire come nonostante quella lista di fallimenti tu sia ancora lì, a domandarti come fare per riuscire in un’impresa o realizzare un sogno.

Pubblicato il: 24 maggio 2016
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