Lo stage è un’importante porta d’ingresso nel mondo del lavoro: scopri come sfruttarlo al meglio e le tutele di cui puoi usufruire per legge, con l’aiuto della nostra esperta Mariagrazia Fanchi.

Lo stage è il filo rosso che collega l’università col mondo del lavoro: permette di mettersi alla prova per la prima volta al di fuori del campo accademico, capendo quali sono le aspirazioni e le inclinazioni. Ma, nella giungla normativa di oggi, è importante sapere quali sono i comportamenti da tenere per la buona riuscita dello stage e quali sono le leggi con cui tutelarsi. Abbiamo chiesto a Mariagrazia Fanchi, professoressa associata di Media Studies and Cultural History all’Università Cattolica di Milano e coordinatrice degli stage per il corso di laurea in Comunicazione per l’impresa, di fare chiarezza sulla situazione normativa e di darci 5 consigli da appuntare assolutamente.

Iniziamo col fare chiarezza: qual è la differenza tra apprendistato, tirocinio e stage?

“L’apprendistato è una forma retribuita di stage e normata da una legge regionale, che prevede per  l’apprendista un tetto minimo di rimborso spese. Tirocinio formativo e stage sono, in ambito universitario almeno, sinonimi, e indicano attività (di solito associate all’acquisizione di Crediti Formativi Universitari) che rientrano nel progetto formativo di un corso di laurea o di un master.” La differenza, quindi, sta nel fatto che l’apprendistato è un vero e proprio contratto di lavoro, sottoscrivibile da un giovane di età compresa tra i 16 e i 29 anni.

Quali sono le tutele?

Per gli stage, la normativa di dettaglio è assegnata alle singole Regioni, e il modo migliore per tutelarsi è informarsi: c’è una differenza fondamentale tra tirocini curriculari ed extracurriculari, soprattutto in fatto di retribuzione. “Lo stage può essere non retribuito, se viene svolto nell’ambito del percorso di formazione, per esempio, universitaria”, commenta Mariagrazia Fanchi, e continua: “Personalmente ritengo che la presenza di un compenso, ancorché simbolico, aiuti a configurare in modo corretto la relazione fra stagista e impresa, e che sia un elemento importante di quel rapporto di rispetto che permette la buona riuscita del tirocinio”.

E se si volesse concludere lo stage prima del termine?

“Si può fare”, risponde Mariagrazia, “anche perché non si tratta di un contratto, quanto meno se parliamo di stage curriculari o extracurriculari. Si tratta invece di una convenzione ed essa può essere sciolta se vengono a mancare i presupposti: se, per esempio, quanto dichiarato nel job descriptor non corrisponde alle effettive mansioni che lo stagista si trova a ricoprire o se, viceversa, lo stagista non possiede le qualità richieste”.

A proposito: cosa succede se le mansioni non corrispondono agli accordi iniziali?

“Si tratta di un malfunzionamento del processo, che porta all’attivazione della convenzione di tirocinio. Infatti, per attivare un tirocinio occorre un job descriptor, ovvero una descrizione dell’impegno richiesto allo stagista, dal punto di vista dei tempi, ma anche e soprattutto delle mansioni e delle competenze richieste. Se il job descriptor è fumoso, o se lo stagista lo legge frettolosamente, è possibile che si produca un disallineamento fra competenze del tirocinante e richieste dell’azienda. Non è dunque una fatalità, ma il portato di un comportamento scorretto e di una cattiva pratica”. Leggete bene quindi, per non avere brutte sorprese!

Possiamo quindi stilare un “galateo dello stagista”?

“La capacità di adottare un codice appropriato al contesto – dall’abbigliamento, al modo con cui ci si relaziona con gli altri – è indubbiamente una premessa fondamentale perché lo stage vada a buon fine”, commenta infine Mariagrazia. “Credo che l’ingrediente fondamentale sia piuttosto la disposizione: la voglia di imparare, di mettersi in gioco, di fare i conti con i propri limiti e superare le frustrazioni e le asperità, trasformandole in spinte a fare e a migliorare. Se questa è l’attitudine con cui ci si accosta all’esperienza di tirocinio, il resto segue”. Insomma, “lo stage è un momento di scambio, in cui lo studente o il neolaureato imparano moltissimo, ma da cui anche l’azienda può trarre stimoli e risorse”: è importante sfruttare la situazione a proprio vantaggio, per avere un’esperienza che non solo chiarisce le idee, ma arricchisce il curriculum in modo intelligente e costruttivo.

Pubblicato il: 21 marzo 2016
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