Il Personal Branding, ovvero quando il lavoro cerca te: ma cosa vuol dire realmente? Ecco una spiegazione dettagliata dell’esperto e una strategia in 4 punti da seguire e studiare, anche a casa.

Sta di recente prendendo piede nel mondo del business, ma non è una tecnica ancora chiara a tutti: a metà tra il coaching e le risorse umane, il Personal Branding “non significa dare un’immagine falsa di se stessi, né vendersi”, come afferma Luigi Centenaro nel sito personalbranding.it, esperto e coautore del libro “Personal Branding per il manager” (William Arruda e Deb Dib, Hoepli). “Si tratta, anzi, di mettere a punto una strategia non solo per definire i propri punti di forza, ma anche quelli di debolezza nell’ottica di miglioramento”. E continua: “E’ per questo che si usa un’analisi, detta SWOT Analysis, nata prima per le aziende, ma ora utile anche per il Personal Branding”.

Un esempio di analisi SWOT da fare a casa? La Personal SWOT Matrix, ideata proprio da Centenaro: è uno schema organizzato per punti che aiuta a definire identità, obiettivi e punti da migliorare, proprio come un’azienda. Quali sono i vantaggi? Puoi farla da sola, è semplice e può essere il primo passo prima di rivolgerti ad un job coach, ovvero un professionista che ti aiuti a definire meglio la tua immagine. Se prima, infatti, la tendenza era “studiare a tavolino” il proprio profilo lavorativo, oggi il Web 2.0 e i Social Media aiutano a far trasparire una personalità più attiva, senza rinunciare a umiltà e competenza.

  • Parti da chi sei: punti di forza

Disegna una linea orizzontale e una verticale, dividendo il foglio in quattro parti. Nel primo quadrante in alto a sinistra, inserisci i tuoi punti di forza: il primo passo da compiere è definire chi sei, il tuo percorso, di cosa ti occupi, quali problemi sai risolvere. Definirlo in poche parole è importante ai fini della chiarezza: in questo modo, verranno definiti i fattori interni che dipendono solo dal soggetto, come i valori, gli studi fatti e i lati del carattere che aiutano all’atto pratico.

  • Ammetti di voler migliorare: punti di debolezza

Si trovano nel quadrante in altro a destra. I punti di debolezza sostengono tutte le altre parti dell’analisi: non c’è miglioramento se non ci sono spazi di manovra! Cosa ti impedisce di raggiungere i tuoi obiettivi? Quale risorse sprechi? Inoltre, chiediti: quali di questi punti di debolezza possono essere convertiti in punti di forza? Magari una mancata competenza può diventare, con un corso ad hoc, una certificazione in più.

  • Aguzza l’ingegno: opportunità

E’ il momento di dedicarsi al quadrante in basso a sinistra: in cosa, l’ambiente attorno, può aiutarti? Esistono trend che potresti sfruttare? Dai mai un’occhiata al mercato estero? Il tuo settore cresce, o è in stallo? Hai un mentor (link) a cui puoi fare riferimento? Abbina poi queste riflessioni ai punti di forza: troverai un’infinità di combinazioni che metteranno il turbo alla tua carriera!

  • Non essere ingenua: minacce

Cosa, nell’ambiente intorno a te, può impedirti di raggiungere i tuoi obiettivi? Qual è la tua concorrenza? Prevedi un aumento dei costi nel breve periodo? Magari le nuove tecnologie possono metterti i bastoni tra le ruote, sostituendo il tuo lavoro? Le ultime leggi non giocano in tuo favore? Gestisci i rischi maggiori (ignora invece quelli minori), e prova a trasformare le minacce in punti di forza: stila poi un piano d’azione per non preoccupartene più.

 

Pubblicato il: 27 aprile 2016
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