La scelta di dare le dimissioni può essere difficile: quando comunicarlo? Su quali diritti posso contare? Mi hanno proposto una pratica scorretta? Per non brancolare nel buio, abbiamo chiesto alla mentor Maria Mariniello di spiegarci quali sono le condizioni a cui stare attente e come licenziarsi in maniera intelligente. Un esempio? Mai fare tutto da sole…

Un nuovo percorso lavorativo, una situazione difficile con colleghi e superiori o semplicemente voglia di cambiare: i motivi per dare le dimissioni possono essere diversi, e farlo deve essere il risultato di una scelta ponderata, seppur difficile. Qualsiasi sia la causa, l’importante è conoscere bene le norme da seguire: abbiamo chiesto alla mentor Maria Mariniello, avvocato, di suggerirci le modalità da seguire e le condizioni a cui fare assolutamente attenzione. Vediamo quali sono.

Il preavviso

“Innanzitutto è fondamentale distinguere tra contratti a tempo determinato o indeterminato” – chiarisce subito Maria. “Come spesso accade, infatti, le norme dei contratti di lavoro nazionali sono ben precise”. Un esempio? “Il preavviso, ad esempio, cambia in base alla tipologia di contratto: il Codice Civile specifica le date in base all’inquadramento e all’anzianità”. Il consiglio, quindi, è sempre quello di farsi consigliare da un professionista: le dimissioni senza preavviso, infatti, prevedono il pagamento di un’indennità al datore di lavoro, come “rimborso” per la mancata comunicazione entro un tempo ragionevole.

Le dimissioni per giusta causa

Per “giusta causa” si intende il mancato pagamento dello stipendio, molestie sessuali, mobbing e molte altre situazioni sfavorevoli per il dipendente. “Anche qui, consiglio di ricorrere a un professionista, come un avvocato o i sindacati”, consiglia Maria. “La giusta causa è infatti difficilissima da provare, ma, qualora fosse legittima, non è necessario il preavviso, e al lavoratore non spetta il pagamento della relativa indennità”. Insomma, il messaggio è chiaro: mai prendere decisioni a caldo!

Dimissioni in bianco? No, grazie

Per “dimissioni in bianco” si intende la pratica di far firmare dei fogli in bianco da utilizzare per il licenziamento in un secondo momento, ad esempio in caso di gravidanza o infortunio. Essendo una pratica che tende a tenere il dipendente perennemente ‘sul filo del rasoio’, sono stati molti i provvedimenti tesi a contrastarla. Il Jobs Act (che entrerà in vigore il prossimo 12 marzo) è uno di questi: la riforma introdurrà le dimissioni online, che permetteranno una maggiore regolamentazione; “In poche parole” – precisa Maria – “il procedimento deve passare necessariamente dagli enti competenti, quindi il lavoratore avrà diritto a tutti gli ammortizzatori sociali del caso”.

Cosa mi spetta?

Le dimissioni danno vita a dei diritti e dei doveri. Non si perde il TFR maturato, ma si perdono altre tutele reali, come l’anzianità o la possibilità di reintegro. “Ma si può negoziare” – precisa la Mariniello – “Il buon senso serve a questo: bisogna cercare di cambiare lavoro quando si è nella posizione di poter negoziare; si potrà, ad esempio, ottenere un’indennità una tantum, volontaria e non obbligatoria”. E per quanto riguarda gli obblighi? “Il problema della concorrenza sleale si pone spesso: nonostante il mercato del lavoro preveda che le competenze acquisite seguano il lavoratore, bisogna stare attenti agli obblighi di confidenzialità e non concorrenza eventualmente stipulati: sono degli strumenti che il datore di lavoro usa per tutelarsi. Ancora una volta, sarà il professionista la persona capace di metterci in guardia, per evitare brutte sorprese”.

Pubblicato il: 7 marzo 2016
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