Che cos’è il job hopping? E’ la capacità di fare un lavoro per pochi mesi  o anni per saltare subito al successivo. Ne sanno qualcosa i millennials, che lo fanno spesso, e alcune ricerche confermano che non si tratta più di precariato, anzi: è una scelta che ha i suoi pro…

I millennials – i nati tra gli anni 80 e 90 – confermano: fare job hopping è tra i loro sport preferiti. E, dati alla mano, è anche una pratica estremamente diffusa: il report annuale diffuso da LinkedIn afferma che quest’anno, solo negli Stati Uniti,  sono stati almeno 2,85 i posti di lavoro abbandonati a cinque anni dalla laurea. Se il “posto fisso”, quindi, non esiste più, il job hopping regala spesso competenze che le generazioni precedenti non possono neanche immaginare: permette di adattarsi facilmente a un nuovo lavoro, sperimentare la forma contrattuale più adatta alle proprie esigenze e specializzarsi in diverse mansioni.

Insomma, volendo vedere il lato positivo delle cose, non è di precarietà che si deve parlare, ma di semplice sperimentazione, laddove – soprattutto – la giovane età lo consente ancora: meglio prendere la palla al balzo.

E l’approccio positivo è dovuto soprattutto all’età, come conferma uno studio dell’Harvard Business Review: i millennials sperimentano, si divertono e si mettono alla prova. Il 21% dei giovani che cambia lavoro, sempre in USA, dichiara di farlo non per i benefits o per uno stipendio maggiore, ma semplicemente per accrescere le proprie skills.

E se è sul piano meramente economico che si vuole porre la questione, anche in questo caso bisogna scardinare qualche pregiudizio: l’avanzamento di carriera (e di stipendio) lo si fa soprattutto mettendo a disposizione la propria competenza ad una nuova azienda. Un’utopia? Tutto confermato, invece: secondo Gallup, l’aumento medio della busta paga è del 20%. E se il recruiter, al momento del colloquio, chiederà il perché di questi cambi repentini, basta dire la verità: a dirlo è Forbes, che afferma con sicurezza che si cambia per crescere, e non per incompetenza.

Le donne, poi, pare proprio siano campionesse di questa pratica: forse per un adattamento dovuto a politiche di welfare non sempre rassicuranti (soprattutto per quanto riguarda la maternità), ma pare proprio che il genere femminile sia il più adatto a questi cambiamenti improvvisi, grazie a uno spiccato senso di adattamento, di problem solving e di leadership. E ad affermarlo non è una persona qualsiasi, ma Sheryl Sandberg in persona, la numero due di Facebook, che strizza l’occhio soprattutto alle mamme: nessuno, più di loro, sa come gestire al meglio una situazione nuova e trovare una soluzione in fretta. Insomma, pare che la maternità sia la nuova carta da giocare, e che il mercato del lavoro sia un tavolo finalmente abbastanza fertile per accoglierla: niente più montagne da scalare, ma network da costruire, per passare da un lavoro all’altro e scoprirsi sempre più brave.

Pubblicato il: 16 novembre 2016
Categoria:
Stefania Poletti 17 novembre 2016 alle 11:42

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