I food truck non sono ristoranti, e aprirne uno potrebbe significare avere a che fare con una lunga burocrazia. Ecco tutto quello che c’è da sapere per non perdere di vista nessuna scartoffia.

Il food truck è la vendita “street” di pietanze più o meno elaborate, spesso con l’aiuto di un camioncino-ristorante itinerante. E’ un’idea prestata dall’imprenditoria americana, che ha lanciato questo modo di proporre la cucina medio-alta, e che sta spopolando anche in Italia, soprattutto al Sud e nelle isole. Chioschetti, ape-car e camioncini, infatti, sono raddoppiati fino quasi ad arrivare all’apertura di oltre diecimila nuove attività negli ultimi cinque anni, secondo uno studio condotto dall’Università di Milano Bicocca. Ma oltre alla passione per il gourmet e per l’on the road, c’è bisogno di altro: ecco la “ricetta perfetta” per avviare un food truck.

L’autorizzazione

Questo tipo di “commercio al dettaglio su area pubblica”, come definito dal decreto che lo regola (il numero 114 del Marzo ’98), prevede l’attività su strade, piazze e canali e, come qualsiasi attività nel food, necessita dell’autorizzazione. Essa può essere di tipo A, dietro pagamento di un posteggio fisso rilasciato dal Comune interessato, o di tipo B, rilasciato invece dal Comune di residenza del titolare e che prevede invece un commercio di tipo itinerante. E, anche se le autorizzazioni temporanee non esistono più, queste, nello specifico, sono gratuite, permettendo un grosso risparmio.

I requisiti

Oltre ai requisiti morali richiesti per qualsiasi tipo di attività, è obbligatorio essere iscritte al REC presso la Camera di Commercio, aver frequentato il corso per la somministrazione di alimenti e bevande (link) e rispettare le norme igienico-sanitarie durante la preparazione dei cibi e nella pulizia del mezzo. Il veicolo, poi, dovrà essere registrato come “mezzo speciale”: in particolare, verrà inquadrato come veicolo “a uso negozio”, immatricolato secondo il nuovo Codice della strada.

Si inizia: che caos!

E una volta ottenuta l’autorizzazione? Sono necessarie l’apertura della Partita IVA recandosi all’Agenzia delle Entrate, e poi procedere al censimento presso l’INPS e l’INAIL (in caso di infortuni durante le ore di lavoro). Infine, bisogna iscrivere l’attività alla Camera di Commercio. E’ proprio necessario fare tutto ciò? Sì, ma niente paura: di recente, il processo di avvio dell’impresa è stato semplificato attraverso un’unica operazione da formalizzare presso il Registro delle Imprese, chiamata Comunicazione Unica. Così, avrete tutta la burocrazia a portata di click.

Il suggerimento in più

Da tenere a mente: se si opta per il pagamento del posteggio fisso, bisogna rispettare le presenze, altrimenti si perde il diritto allo spazio (e tutti i soldi pagati fino a quel momento!). E’ probabile che, una volta avviata l’attività, siano necessarie altre autorizzazioni sanitarie per il trasporto, il trattamento e la conservazione di alcuni generi alimentari: è sempre meglio non perdere mai i contatti con il proprio ufficio sanitario di residenza, perché le regole cambiano da Comune a Comune. Infine, in materia fiscale, è sempre bene rivolgersi a un esperto: gestire un food truck comporta responsabilità diverse rispetto a un ristorante, ed essendo un mondo relativamente recente, è bene non perdere di vista nessuna novità tributaria.

Pubblicato il: 17 ottobre 2016
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