In Italia, l’87% dei lavoratori vuole cambiare professione. Ma a volte basta solo rinnovarsi per capire che del proprio lavoro si è ancora innamorati. Ecco 6 tips dell’esperto da seguire subito.

“Basta! Mollo tutto e apro un bar su una spiaggia delle Maldive!”: solitamente, quando si pensa a cambiare vita, si parte proprio dal lavoro. Sui social, sono moltissime le storie di chi abbandona la propria vita di sempre e cambia radicalmente, magari trasferendosi altrove, e facendo un altro lavoro. Sembra quasi che sia impossibile ricercare la felicità in ciò che già si ha. Ma c’è una strada molto più semplice.

Secondo la ricerca Talent Trends promossa da LinkedIn ad agosto 2016, ben l’87% di coloro che lavorano in Italia vorrebbero cambiare professione, ma solo il 30% ha ottenuto una nuova posizione. Se cambiare è difficile, a volte non è nemmeno necessario: basta reinnamorarsi di ciò che si fa. E nel suo libro “The quarter-life breakthrough: Invent Your Own Path, Find Meaningful Work, and Build a Life That Matters”, Adam Poswolsky, workplace expert, spiega come.

 Perché mollare?

Capire cosa non va nel proprio lavoro è fondamentale per compiere i primi passi. E chiedersi: perché ho scelto di fare questo lavoro? Come può aiutarmi a compiere la mia “missione personale”? Metterlo per iscritto, stilando una lista dei pro e dei contro, aiuta a “vuotare il sacco”. Così facendo, ci si pone automaticamente un nuovo obiettivo e si da’ nuova linfa e motivazione alle mansioni quotidiane.

Non fatevi prendere dalla fretta

Poswolsky si rivolge soprattutto a coloro che hanno appena iniziato a lavorare: non perdere mai di vista l’obiettivo finale, che può essere un avanzo di carriera o uno stipendio migliore. Ma, anzi, sfruttare ciò che si fa e ciò che si impara quotidianamente quando si è appena entrati in azienda, assimilando quanto più possibile dai propri superiori, senza per questo sentirsi “meno”.

Aggiornatevi

 Frequentare un corso, aggiornarsi sulle nuove tematiche inerenti, non solo rende padroni di ciò che si fa ogni giorno (e maggiore sicurezza significa maggiore autostima), ma permette anche di poter proporre al proprio capo nuove responsabilità e mansioni, che possono dare una po’ di ossigeno a un lavoro magari ripetitivo. Uno dei principi fondamentali di ogni azienda che si rispetti è la condivisione della conoscenza: sfruttarla a proprio favore fa bene agli altri e a se stessi.

Cambiate qualcosa

 Se non potete cambiare le mansioni che svolgete, cambiate l’ambiente circostante. Potete, ad esempio, provare un nuovo posto, fare pulizia sulla scrivania o tentare di proporre al boss alcune giornate in smart working  da poter trascorrere sul campo (se il lavoro lo consente), o a casa, dove gli stimoli possono essere di più.

Cambiate voi stesse

 Avete un buon lavoro (che un tempo vi piaceva), la solita routine, ma vi sentite comunque insoddisfatte? Forse la noia professionale è un campanello d’allarme di un altro malessere: provate a ricercare ciò che nella quotidianità – oltre al lavoro – proprio non va. E se non trovate nulla, modificate la routine: iscrivetevi a un nuovo corso in palestra, trovate nuove passioni o ponetevi un obiettivo personale. E in ufficio? Fate una pausa ogni 90 minuti: una ricerca della Harvard Business Review ha dimostrato che aumenta la produttività del 30%.

Parlatene col capo

O coi colleghi, o con una mentor. Chiedete di aiutarvi a reinnamorarvi del vostro lavoro, ammettete di avere un periodo di crisi e di voler recuperare. Tutti hanno un periodo di stallo nella vita, e sicuramente la loro esperienza può aiutarvi a riprendere in mano le redini della situazione. E’ nel loro interesse avere dipendenti felici e appassionati: non rimarrete inascoltate.

Pubblicato il: 8 novembre 2016
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