Cristina Tagliabue

Storyteller e produttrice audiovisiva

Milano

Di cosa mi occupo:
Storyteller e produttrice audiovisiva. Creo e gestisco progetti editoriali unendo linguaggi di narrazione differenti.

Sono conosciuta per:
ideare, gestire, realizzare progetti editoriali (complessi e non) unire linguaggi di narrazione differenti (scrittura, arte, audiovisivo, graphic design) e mettere intorno ad un tavolo le persone giuste. Divertendomi.

Competenze:
Imprenditoria femminile, Produzione audiovisiva, Editoria, Management culturale

MI PRESENTO 5 domande su di me
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1 Quando ti arrabbi/hai una difficoltà sul lavoro, come reagisci?

Mi fermo e prendo del tempo per valutare con calma il da farsi. Reagire “a caldo” non è mai la soluzione migliore. Mi capita di uscire dall'ufficio e fare una passeggiata, oppure aspettare sera per correre al parco. Chiedo consiglio alle persone di cui mi fido: amiche, ex colleghe che ho imparato ad apprezzare e ai miei “mentor”. Anche, se necessario, al mio avvocato. La gestione del conflitto è una dei banchi di prova più complessi: bisogna imparare a superarli, la maggior parte delle volte, attraverso un confronto costruttivo per entrambe le parti.

2 Qual è la più grande soddisfazione lavorativa che hai avuto nella tua vita?

Forse, aver insegnato ai miei collaboratori a crescere professionalmente, e personalmente. Forse, aver dato testimonianza silenziosa dei valori in cui credo attraverso i lavori che ho realizzato insieme alla mia squadra, e aver loro trasmesso l'idea che il lavoro non è solo il lavoro. E' parte integrante di quello che sei, e in cui credi.

3 Quando hai bisogno di un consiglio professionale, a chi lo chiedi?

Chiedo alle persone che per me sono un punto di riferimento. Sono persone, professionisti, imprenditori, che hanno qualcosa di speciale. Mi sanno ascoltare davvero, hanno più esperienza di me, e rappresentano (ciascuno) un obiettivo professionale che vorrei raggiungere.

4 Se hai un colloquio davvero importante, come ti vesti e che cosa fai per darti sicurezza?

Mi piacciono gli abiti eleganti, ma comodi. Ho capito che non posso essere diversa da come sono, e che certi “outfit” perfetti sulla carta mi rendono poco naturale, e impaccciata. Negli incontri più importanti della mia vita ho indossato un paio di jeans, una bella camicia e un capospalla comodo. Colori neutri, e poco nero. Lo indossano tutti a Milano. Capisco dia sicurezza, ma crea distacco.

5 Equilibrio vita/lavoro, come te la giochi?

Il funanbolismo è un'arte che non si impara da un giorno all'altro. Credo di essere ancora in cerca di un centro di gravità che mi permetta il perfetto equilibrio tra professione e vita personale, anche perché, sempre più, chi è quello che fa ha amicizie anche all'interno del proprio universo lavorativo. Dopo vent'anni ho però imparato che il tempo per me è essenziale. Il tempo per gli amici veri (tre) il mio compagno, la mia famiglia.