Maternità, infortuni e diritto alla “disconnessione”. Dallo smartworking ai tempi di pagamento, ecco come cambia il lavoro di 2 milioni e mezzo di persone grazie al Jobs Act degli autonomi.

Buone notizie in arrivo per i lavoratori autonomi. In questi giorni è stato approvato in Senato il disegno di legge dedicato a libere professioni con o senza ordine, comprese le partita Iva iscritte alla gestione separata Inps: un Jobs Act con diritti e tutele destinato a lasciare il segno. In positivo, perché (finalmente) vengono riconosciuti a più di 2 milioni e mezzo di persone infortuni, congedi di maternità e la possibilità di fissare tempi di pagamento più precisi.

“L’approvazione del Senato del dl sul Jobs Act degli autonomi” spiega Francesca Motola, commercialista e professionista di workHer, “rappresenta un ulteriore passo avanti nel riconoscimento delle loro tutele e dei diritti garantendo così anche a loro diritti già riconosciuti ai lavoratori dipendenti. La vera sfida ora sarà però quella di adeguare i piani di welfare delle casse professionali private alla nuova normativa”. Ma che cosa cambierà davvero? Dalla maternità ai tempi di pagamento, ecco allora le novità più importanti sulle nuove tutele riconosciute dagl Jobs Act degli autonomi.

Malattia, infortuni e gravidanza: i contributi degli autonomi diventano flessibili
Sono le novità più interessanti, perché grazie al nuovo Jobs Act, in caso di malattia o infortunio della durata superiore ai 60 giorni, il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi potrà essere sospeso fino a un massimo di due anni. Dopo la guarigione il pagamento rimandato potrà essere versato a rate. Le lavoratrici autonome potranno contare sui cinque mesi di maternità anche senza interrompere il lavoro. In questo modo, ad esempio, la professionista iscritta alla gestione separata Inps potrà non solo continuare a fatturare percependo l’indennità, ma anche concordare di essere sostituita da una persona di fiducia in possesso dei requisiti professionali richiesti.

Tempi di pagamento? Con il Jobs Act, non oltre i 60 giorni
Crescono anche le garanzie in termini di pagamento. Sono infatti considerati “abusivi” pagamenti che superano i 60 giorni, con la possibilità, per il lavoratore, di pretendere un risarcimento per danni. Il Jobs Act prevede poi la possibilità per quest’ultimo di dedurre il 100% degli oneri dovuti in caso di assicurazione per il mancato pagamento da parte del datore di lavoro. Se il committente non vuole rivedere gli accordi, l’autonomo può pretendere in tribunale il riconoscimento del diritto. In più, il committente non potrà modificare unilateralmente gli accordi.

La formazione e i bandi
Continuano le buone notizie: chi parteciperà a corsi di formazione o aggiornamento potrà ottenere deduzioni fino a un massimo di 10 mila euro all’anno. In più, i bandi pubblici vengono aperti anche ai lavoratori autonomi: le pubbliche amministrazioni dovranno infatti favorire l’accesso alle informazioni sui bandi anche attraverso sportelli autonomi. E riconoscere la possibilità di costituirsi in reti o partecipare a network di imprese.

Smartworking: il diritto alla “disconnessione”
Viene infine riconosciuto con il Jobs Act degli autonomi anche lo smartworking. Il lavoro dipendente potrà infatti essere svolto senza vincoli di luogo e orario, vedendosi riconosciuto il diritto alla “disconnessione” (la durata del lavoro fuori ufficio è quella riconosciuta dalla legge e dai contratti) e un trattamento economico e normativo rispetto a quello dei colleghi con le stesse mansioni.

 

Pubblicato il: 11 maggio 2017
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