Mettiamo da parte il pessimismo e proviamo, una volta a settimana, a raccontarvi tre buone notizie dal mondo del lavoro femminile. Scoprirete che non esistono solo gender gap incolmabili e percentuali negative. Scommettiamo?

Berlino. “Tutte possiamo ottenere qualcosa”: la storia di Yusra Mardini, dalla guerra in Siria alle Olimpiadi di Rio. Yusra Mardini è una ragazza diciottenne che lo scorso anno è fuggita dalla guerra in Siria e oggi vive a Berlino insieme ai genitori. Nell’ultimo anno, Yusra si è allenata tutti i giorni nella speranza di essere chiamata ai Giochi Olimpici 2016, finché un giorno il suo sogno si è avverato. Il coach Sven Spannekrebs ha deciso di includerla nel team di campioni rifugiati, permettendole di partecipare alle Olimpiadi di Rio 2016 come nuotatrice. “La nostra casa è stata distrutta” ha dichiarato la sportiva “non potevamo fare altro che scappare. Voglio dimostrare a tutti che, anche se affrontiamo un lungo viaggio, tutti possiamo ottenere qualcosa. Tutti possono fallire, prima di avere successo”.

Londra. Dal Financial Times l’editoriale che spiega quanto pesa l’immagine (stereotipata) delle donne al lavoro. Pochi giorni fa Lucy Kellayaw, giornalista del Financial Times, ha approfittato di un editoriale per invitare i lettori a riflettere sull’immagine stereotipata che spesso viene data quando si parla di donne al lavoro. Giovani professioniste, affascinanti, curate, in tacchi a spillo e gonne al ginocchio, come fossero modelle, mentre gli uomini sono tendenzialmente più vecchi, colletti alti e sorrisi poco convincenti. Non è ovviamente quello che accade nella realtà, ma il report McKinsey citato nell’articolo, spiega che la parità di genere passa anche per la rappresentazione che viene data del mondo del lavoro. “Se un’azienda vuole mostrare di dare davvero valore alle donne” ha concluso la Kellayaw “dovrebbe usare foto in cui non sembrino cool o splendide, ma semplicemente professionali”.

New York. Rivoluzione in rosa nei fumetti: grazie alla pakistana Sana Amanat crescono le eroine Marvel. Il mondo dei fumetti, si sa, è sempre stato tipicamente “maschile”. Eppure qualcosa sta cambiando: gli ultimi festival hanno visto premiati diversi fumetti “al femminile” con la nascita di collettivi di autrici e la consapevolezza che il pubblico di donne si stia piano piano rivelando una risorsa particolarmente interessante. Un esempio? La Marvel, che negli ultimi mesi ha trasformato Thor in una donna e ha lanciato Ms. Marvel, una teen story supereroristica di successo con protagonista una ragazza (in Italia uscirà a maggio). Merito (anche) di Sana Amanat, figlia di immigrati pakistani e cresciuta in New Jersey, oggi è responsabile Content & Character della Marvel. Grazie a lei, l’universo di supereroi e fumetti sta cambiando, tingendosi sempre più di rosa. Segnalata dalla rivista Fumettologica come uno dei personaggi più influenti sul mercato editoriale del fumetto di tutto il mondo, Sana ha saputo dare voce alle diverse etnie e mettere al centro i lettori di oggi.

Pubblicato il: 25 marzo 2016
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