Mettiamo da parte il pessimismo e proviamo, una volta a settimana, a raccontarvi tre buone notizie dal mondo del lavoro femminile. Scoprirete che non esistono solo gender gap incolmabili e percentuali negative. Scommettiamo?

Tokyo. Nasce in Giappone il primo ristorante di sushi aperto da sole donne. In Giappone il sushi è considerato un’arte. Un rito per pochi, che ha sempre visto le donne escluse. Qualcosa però è cambiato: perché pochi giorni fa, nel quartiere di Akilhabara ha aperto il Nadeshiko Sushi, il primo ristorante di sushi gestito da sole donne. I vantaggi? Chidui, una di loro, ha spiegato: “Le donne comunicano meglio, il che rende più facile relazionarsi con i clienti e creare un’atmosfera accogliente. E dato che le nostre mani sono più piccole, anche il nostro sushi è più piccolo. Così ha un aspetto migliore ed è più facile da mangiare”. Un esempio, quello di Chidui e delle sue colleghe, per spingere le donne giapponesi a sfidare i pregiudizi. Anche se legati al cibo giapponese più conosciuto al mondo.

Dublino. La lettera (virale) di Susan Keogh, la donna che su Twitter difende il suo ruolo di mamma lavorarice. Susan Keogh è una giovane mamma in carriera che pochi giorni fa ha ricevuto da un suo follower un tweet in cui veniva invitata a lasciare il lavoro per trascorrere più tempo con sua figlia. La risposta di Susan non si è fatta attendere: ha preso carta e penna e ha scritto una lettera in difesa del suo duplice ruolo, l’ha fotografata e postata su Twitter, diventando virale in poche ore. Nel suo contributo, afferma di amare il suo lavoro (perché la rende felice e appagata) ma di non ritenersi per questo una cattiva mamma e di non vedere motivi per non poter offrire il meglio alla figlia. Una lettera che invita le donne a non ascoltare le critiche maschiliste, ma a scegliere autonomamente se lavorare oppure no.

Gerusalemme. Nasce la prima squadra di rally automobilistico femminile. Cinque ragazze, Betty, Marah, Noor, Mona, Maysoon (di età tra i 23 e i 38 anni), hanno fondato la prima squadra femminile di rally automobilistico della Palestina. Le cinque pilote hanno dovuto affrontare non solo pregiudizi sociali, ma anche problemi logistici limitanti, come i posti di blocco, la carenza di spazi per allenarsi, le sparatorie frequenti nella Cisgiordania occupata. Sono donne moderne, non velate o piangenti, che si sono fatte strada in un mestiere “da uomini” senza rinunciare alla propria identità. Donne forti e indipendenti, che rifiutano il matrimonio combinato tradizionale, e che affrontano i problemi quotidiani per trovare la loro strada per il successo.

Pubblicato il: 12 febbraio 2016
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